Morti bianche: Il lavoro in Italia continua ad uccidere

morti sul lavoro

Ieri sono morti tre operai a Milano, intossicati mentre pulivano un forno interrato. Le vittime avevano 43, 49 e 58 anni. L’ennesimo fatto gravissimo.

Un evento del genere in un Paese come il nostro può e deve essere evitato non può ridursi ad una fatalità. Invece in Italia continuiamo a contare i morti sul lavoro. A ieri, le tragedie del 2018 hanno già toccato quota 30. Ogni giorno una strage silenziosa, una Repubblica delle morti bianche.

In 10 anni, 13mila morti sul lavoro

La maggioranza degli infortuni è causata dal mancato rispetto delle norme sulla sicurezza.

Negli ultimi dieci anni sono 13mila i morti sul lavoro, censiti dall’Osservatorio indipendente di Bologna. La media attuale è di quasi tre decessi al giorno. Dov’erano, in questi 10 anni, i vari Ministri del Lavoro?

Nel 2017, sempre secondo l’Osservatorio, i morti sui luoghi di lavoro sono stati 632, oltre 1350 con le morti per infortunio con i mezzi di trasporto. Poi ci sono i dati ufficiali dell’Inail, 952 infortuni mortali con un incremento di 17 casi rispetto ai 935 del 2016.

È compito della politica difendere chi lavora

Le leggi ci sono, il problema è che le leggi sulla sicurezza del lavoro in Italia non vengono applicate. Gli ispettori sono pochi. Nessuno controlla.

E anche quando le aziende vengono beccate l’attuale sistema sanzionatorio applicato dagli organismi di vigilanza spesso si traducono nel pagamento di una semplice sanzione amministrativa che risolve la questione. In alcuni casi per alcune aziende è più conveniente pagare o, magari, andare a processo confidando nella prescrizione.

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Il lavoro nel nostro Paese è malato

La ricerca massimale dei profitti di produttività passa per uno sfruttamento totale dei lavoratori senza che ci si preoccupi delle conseguenze di questa intensificazione del lavoro.

Nel nostro Paese il diritto al lavoro e alla vita non esiste. Dobbiamo, quindi, rassegnarci a subire i morti sul lavoro?

No, non dobbiamo rassegnarci. La vita e la dignità della persone vengono prima dei risultatati economici e dei risultati produttivi. Quello alla salute e alla sicurezza è un diritto primario e insopprimibile.