Perle della settimana: Alfano lascia, Tavecchio raddoppia e Dell’Utri il martire

perle della settimana

Perle della settimana fresche fresche per tutti voi. Questa domenica dicembrina: Angelino Alfano lascia la politica (con un ritardo di anni); i venti presidenti di Serie A, nonostante la disfatta storica della Nazionale italiana, chiedono a Carlo Tavecchio di restare ancora in sella in Lega; e per finire il “dramma” del Santo Martire Marcello Dell’Utri che sta scontando una condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa.

Buona lettura e buona domenica.

1° classificato: Angelino Alfano

Il ministro dell’Interno e leader di Ap, Angelino Alfano, ha deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni:

“Dal 5 di marzo, se si voterà il 4, non sarò ne ministro ne deputato. Ho scelto di non ricandidarmi in Parlamento perché ritengo che servano dei gesti per dimostrare che tutto quello che ho fatto e stato dettato da una responsabilità nei confronti dell’Italia… hanno influito in me anche gli attacchi (sul “poltronismo”, ndr), che io sono convinto siano stati ingiusti… Ho sempre detto che se non ci fossimo stati noi a portare sulle nostre gracili spalle di un partito del 4,4% alle europee, la settima potenza del mondo non avrebbe conosciuto la crescita e saremmo ancora in recessione. E tutto sarebbe andato il peggio possibile. Oggi è il momento di dirlo con un gesto e di dirlo con grande chiarezza… Non ho ancora parlato con Matteo Renzi della mia non ricandidatura alle Politiche, è una scelta molto personale. L’ho detto a mia moglie che condivide, anzi di più e a mio padre e a mia madre. Solo a loro tre”.  (6 dicembre 2017)

2° classificato: Carlo Tavecchio

Il calcio non molla Tavecchio. L’ex numero 1 del calcio italiano resterà in carica sino al 29 gennaio quando la Figc andrà di nuovo ad elezioni.

Approvata la proroga al commissariamento della Lega di Serie A: “L’assemblea ha deciso di chiedere al Consiglio Federale la proroga del commissariamento, nella persona di Carlo Tavecchio”. (9 dicembre 2017)

3° classificato: Marcello Dell’Utri

Marcello Dell’Utri sta male, molto. Ha deciso di lasciarsi morire: “Non accetto una lunga eutanasia. Mi dicono che dovrei andare tutti i giorni, accompagnato dalla scorta, su e giù da questa cella all’ospedale Pertini o a Tor Vergata per la radioterapia. Non hanno idea di cosa significhi una trafila del genere nelle mie condizioni. È come infliggere una lunga, lenta morte. E allora decido io: non mi faccio consegnare più il pasto del carcere, tengo lì qualche frutto, qualche fetta biscottata, roba mia. E non prenderò più nessuna medicina. Basta. Che poi magari miglioro, venti pillole al giorno nemmeno fanno bene… La galera è così. Voglio morire ridendo, non voglio la pietà di nessuno. Voglio solo giustizia”. Lo ha detto Dell’Utri all’amico Maurizio Gasparri che è andato a trovarlo in questi giorni a Rebibbia, nel reparto sanitario del carcere dove sconta la sua pena di 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, inflitta nel 2014.
Emilio Fede e Marcello Dell'UtriSi sfoga anche un Emilio Fede, in lacrime, nel corso di una intervista rilasciata a Ecg Regione, su Radio Cusano Campus:

“La tragedia di quest’uomo è enorme. Io lo conosco, sono stato accanto a lui per tanto tempo e da amico vero. Sta marcendo in carcere. Non voglio entrare nel merito di quello che succede, ma Marcello è una persona perbene, un gran signore, è una persona precipitata in questa voragine della giustizia e oggi è malato. Lo è veramente. Marcello Dell’Utri è malato… A Natale andavo spesso a casa sua e festeggiavamo insieme. Ricordo il percorso della notte, il suo piccolo presepe e la notte di Natale che passavamo nella preghiera. Marcello, se posso dirti quello che sento in questo momento… Dobbiamo salvarlo. Assolutamente”. (8 dicembre 2017)