Stipendi degli ambasciatori italiani: La diplomazia più costosa del mondo

stipendio ambasciatori

La dolce vita della diplomazia italiana. L’ultracasta intoccabile, ricca e potente composta da 917 diplomatici, di cui 25 ambasciatori, 194 ministri plenipotenziari, 375 consiglieri d’ambasciata, 204 consiglieri di legazione, 258 segretari di legazione.

Quasi la metà di questi sta a fare la muffa d’oro a Roma: 423 diplomatici sono a non far niente alla Farnesina e solo 494 stanno all’estero. Ma quanto guadagnano questo esercito di diplomatici?

Gli stipendi d’oro degli ambasciatori

Secondo il Sindmae, il sindacato degli ambasciatori, i diplomatici italiani hanno uno stipendio mensile medio “inferiore alla media europea”: arriva a soli “5-6 mila euro per i gradi superiori” e si dimezza quando vanno all’estero e passano a percepire il cosiddetto “stipendio metropolitano”. Ma sarà vero? No.

Lo stipendio degli ambasciatori italiani euro più euro meno si aggira sui 180-200 mila euro netti l’anno, con un tetto di 240 mila per i vertici del ministero. Cifre a cui si stenta a credere, tanto sono scandalose.

Oltre al cosiddetto stipendio metropolitano di 108.889 euro (pagato in Italia e tassato al 43%), c’è l’Indennità di servizio all’estero (Ise), che gonfia esentasse la busta paga e la futura pensione (sull’Ise si pagano infatti i contributi Inps) e resiste da anni ad ogni tentativo di riportarla a un minimo di decenza.

Lo stipendio è solo una piccola parte, è l’Ise la componente principale dei guadagni dei diplomatici, e varia dai 15 mila euro di Buenos Aires ai quasi 22 mila di Tokyo. Netti e mensili! Ma non è finita.

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Agli stipendi vanno aggiunte le indennità

La lista dei benefit è lunghissima e fa crescere a dismisura un capitolo di spesa che, inspiegabilmente, non è mai finito sotto la ghigliottina della spending review.

La Farnesina paga anche la maggior parte delle spese: arredamento, bollette, personale di servizio, automobile, autista, etc.

A coprire tutte le altre spese (quali spese?) ci pensa “l’assegno di rappresentanza” ovvero un rimborso spese, erogato senza scontrini o giustificazioni. Altri soldi che i diplomatici si mettono allegramente in tasca senza doverne rendere conto a nessuno. Incredibile.

A tutto questo si aggiungono anche altri benefit vari:

1) Maggiorazione per chi ha coniuge e figli a carico (anche per i familiari non conviventi, nel caso di una sede “bellica”)

2) Contributo per le spese di abitazione (se non c’è a disposizione una residenza)

3) Indennità di sistemazione alla presa di servizio, pari a un settimo dell’Ise annuale

4) Indennità di richiamo al ritorno dal servizio, pari a una volta e mezzo l’Ise mensile

5) Contributo per le spese di trasporto, tra il 50 e il 100% dell’indennità di sistemazione e di richiamo dal servizio, a seconda della distanza

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La diplomazia italiana è quella più pagata al mondo

Come ha dimostrato l’economista Roberto Perotti in svariati articoli e libri, in media le remunerazioni nette degli ambasciatori italiani sono due volte e mezzo quelle tedesche. Con punte che, in Europa e in America del Nord, arrivano quasi a triplicarsi.

tabella stipendi ambasciatori mondo

Il nostro ambasciatore a Berlino, per esempio, porta a casa, solo di extra, più di 30 mila euro netti al mese, mentre Angela Merkel, a capo di 80 milioni di tedeschi, ne guadagna solo 9 mila. A Tokyo, invece, l’ambasciatore italiano prende 27.028 euro al mese, mentre quello tedesco deve “accontentarsi” di 10.018. E ancora: a Washington l’ambasciatore italiano guadagna 24.606 euro al mese, mentre quello tedesco 9.495 euro.

Alla Farnesina nessuno sembra preoccuparsi di questa sproporzione. E la rete diplomatica italiana non è nota per la sua efficienza. Un mondo a parte che non soffre i segni del tempo e della crisi. Eppure, volendo non è complicato. Basterebbe ridurre l’Ise del 20% per risparmiare circa 80 milioni l’anno, senza mettere i nostri diplomatici in condizione di “povertà”. Sempre la solita storia di un’Italia diseguale. Vista e rivista.

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