Malaria in Italia: Più colpevole il turismo che gli immigrati

Malaria in Italia: Più colpevole il turismo che gli immigrati

In questi ultimi anni è riapparso il “dagli all’untore”, cioè “agli immigrati” che porterebbero con loro epidemie come l’HIV, la tubercolosi, la scabbia, la sifilide e, rimanendo all’attualità, la malaria.

Dopo la drammatica storia della bambina di Trento di quattro anni morta all’ospedale di Brescia per aver contratto una forma aggressiva di malaria, il “dagli al migrante” è stato subito usato da esponenti politici, da alcuni giornali e dai siti che guadagnano su notizie false, omofobe e razziste, ma anche da molti utenti su Facebook e Twitter, per collegare l’equazione immigrazione e diffusione di vecchie malattie che i migranti porterebbero in Italia.

Esiste una concreta possibilità in Italia di contagio massivo da parte degli immigrati? Vediamo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Malaria, malattia tropicale più frequentemente importata

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms-Who) dichiarò l’Italia malaria free nel 1970. Nel corso di questi ultimi decenni, i casi che si sono verificati sul nostro suolo sono stati causati “tutti” da forme di importazione: turisti o lavoratori connazionali che la contraevano durante il soggiorno all’estero. In Italia mediamente vengono segnalati poco più di 600 casi di malaria ogni anno, e negli ultimi vent’anni tutti sono importati dall’estero.

In Italia la malaria entra, infatti, nel 20% delle volte con gli italiani, di cui il 41% in viaggio per lavoro, il 22% per turismo, il 21% per volontariato/missione religiosa. Nel 13% con immigrati al primo ingresso e il numero di episodi è stabile (3.600 casi in 5 anni in Italia). La quasi totalità di casi sono d’importazione, ma quelli autoctoni riportati sono stati 7.

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La malaria nel mondo

La malaria continua a essere un importante problema di sanità pubblica. Molti Paesi colpiti da questa malattia sono tra i più poveri del pianeta e proprio qui la malaria instaura un circolo vizioso di malattia e povertà.

Nel mondo, afferma l’ultima edizione del World Malaria Report, nel 2015 i casi di malaria sono stati 212 milioni e l’infezione ha causato circa 400 mila decessi, il 70% dei quali tra bambini di età inferiore ai 5 anni. La maggior parte dei casi sono stati registrati nella Regione africana (90%), seguita dal Sud-Est asiatico (7%) e dalla Regione del Mediterraneo orientale (2%).

mappa malaria nel mondo

Per questo motivo, ogni anno il 25 aprile si celebra la Giornata mondiale contro la malaria (World Malaria Day) che nel 2017 ha avuto come slogan: “Eliminare la malaria per sempre” (End Malaria for Good).

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Immigrati e Aids, Tbc, sifilide, Ebola, Mers

Sempre secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, in Europa gli immigrati incidono nel 2,6% dei nuovi casi di Aids. Dal 1990 al 2014 la Tbc è diminuita del 64%. Solo un settimo dei malati di sifilide è immigrato. Ebola o Mers non arrivano quasi mai e, se arrivano, “sono importati da turisti o viaggiatori o operatori sanitari”.

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L’idea del migrante-untore

Questi studi evidenziato che gli immigrati non portano malattie e non infettano quasi mai i nostri connazionali, anzi in alcuni casi è addirittura vero il contrario.

Chiaramente è innegabile e stupido non dire che molti paesi asiatici ed africani con economie a basso reddito e in emergenza umanitaria hanno una popolazione spesso malnutrita e non adeguatamente vaccinata, per cui malattie ancora presenti, ma oramai a scarsa diffusione nei paesi ricchi, come morbillo, varicella, malaria, sifilide, gonorrea, colera, tubercolosi, poliomielite, trovano nelle carenti condizioni generali il terreno ideale per manifestarsi.

Il non essersi preoccupati nel passato di debellare queste malattie a livello mondiale comporta oggi il problema che esse possano riaffiorare nel ricco Occidente, anche in forme più aggressive di prima.

Molte di queste malattie potrebbero essere debellate nei paesi poveri con poche spese e con semplici strumenti di prevenzione, quali il miglioramento della condizioni di vita determinato dall’erogazione di acqua pulita, cibo e igiene, la ricerca per sviluppare vaccini e farmaci, la somministrazione gratuita di medicinali.

In conclusione, la malaria e tutte le altre malattie sono un ottimo soggetto per la propaganda anti immigrati che innaffia con la xenofobia ed il razzismo le radici in un inconscio collettivo pieno di paure per i morbi senza nome e soprattutto senza cura.

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