L’Inno dei Sommergibilisti, un omaggio a tutti i sommergibilisti d’Italia

Inno dei Sommergibilisti

L’Inno dei Sommergibilisti, originariamente denominato “La canzone dei sommergibili”, è una canzone italiana del 1941 dedicata ai sommergibilisti italiani, composta durante il Ventennio fascista su musica di Mario Ruccione (prolifico compositore, autore anche di Faccetta nera e di altre quattro canzoni fasciste ma anche di composizioni melodiche come “Vecchia Roma”, “Corde della mia chitarra” e “Buongiorno tristezza”) e testi di Zorro (pseudonimo del commediografo e giornalista Guglielmo Giannini, che nel dopoguerra diverrà noto come il creatore del Fronte dell’Uomo Qualunque).

Si esatto proprio quel Guglielmo Giannini, che fascista non è mai stato, papà dell’Uomo Qualunque a cui questo blog è ispirato.

Una canzone popolare e amata da tutti gli italiani

Il suo semplice ritmo e le sue parole facili da ricordare resero ben presto questa canzone assai popolare e amata fino ad essere considerata un vero e proprio “Inno dei Sommergibilisti”.

La canzone, che spesso genera le furie degli antifascisti, raggiunse una popolarità tale da sopravvivere alla caduta del regime fascista. La Resistenza, durante la guerra civile, ne adottò una versione che intitolò “È così che vive il partigian” e il testo parlava di un partigiano che cercava di far capire alla madre le ragioni alla base della sua decisione di darsi alla clandestinità per combattere l’invasore: “È così che vive il partigian / con le bombe man / dentro il tascapan! Dei tedeschi e dei repubblican / se ne infischia perché sa / che vincerà!”.

Negli anni 50 tornò popolare la versione originale dell’Inno dei Sommergibilisti, nonostante fosse dichiaratamente una canzone fascista, ed è entrata nel repertorio ufficiale della Marina Militare.

Il testo dell’Inno dei Sommergibilisti

Sfiorano l’onde nere
nella fitta oscurità,
dalle torrette fiere
ogni sguardo attento sta.
Taciti ed invisibili
partono i sommergibili.
Cuori e motori d’assaltatori
contro l’Immensità.

Andar pel vasto mar
ridendo in faccia a Monna Morte ed al destino.
Colpir e seppellir
ogni nemico che s’incontra sul cammino.
E’ così che vive il marinar
nel profondo cuor
del sonante mar.
Del nemico e dell’avversità
se ne infischia perché sa
che vincerà.

Giù sotto l’onda grigia
di foschia nell’albeggiar,
una torretta bigia
spia la preda al suo passar.
Scatta dal sommergibile,
rapido ed infallibile,
dritto e sicuro
batte il siluro,
schianta, sconvolge il mar.

Ora sull’onda azzurra
nella luce mattinal,
ogni motor sussurra
come un canto trionfal.
Ai porti inaccessibili
tornano i sommergibili;
ogni bandiera che batte fiera
una vittoria val.