Indro Montanelli: Le tre regole per un giornalismo eticamente corretto

Indro Montanelli, regole del giornalismo

Indro Montanelli ha lasciato ad ogni giornalista tre semplici e geniali regole. In ogni singolo pezzo della sua carriera giornalistica, questi tre regole si possono trovare attuati, in maniera così chiara e semplice da non sembrare nemmeno regole. “Il giornalismo si fa per il giornalismo, e per nessun’altra cosa. Questo mestiere è bellissimo. Non conduce a niente ma è bellissimo”, Indro Montanelli, nell’ultima lezione di giornalismo da lui tenuta all’Università di Torino, nel 1997.

Il giornalismo secondo Indro Montanelli

  • Prima regola per un giornalismo eticamente corretto: Guadagnarsi la fiducia del lettore dicendo sempre tutta la verità e, se ci si sbaglia, chiedere scusa immediatamente.

La prima cosa da conquistare come condizione di tutte le altre conquiste è la fiducia del lettore (sto parlando naturalmente dei cosiddetti mass-media, non di letteratura, poesia, eccetera dove vigono altre regole). E questa conquista la si fa non ricorrendo mai ai falsi, che prima o poi vengono scoperti, e da quel momento è meglio cambiar mestiere. L’idea di conquistare il lettore con le montature sensazionalistiche dei fatti può funzionare sulla breve distanza. Su quella lunga, procura solo discredito. Sia chiaro che, quando si deve riferire su un fatto mentre accade, si può cadere in qualche inesattezza. Niente paura. Se, appena te ne accorgi, lo riconosci pubblicamente e ne chiedi scusa al lettore, questi ti perdona.

  • Seconda regola per un giornalismo eticamente corretto: Scrivere con un linguaggio semplice, quello del lettore e non quello “dell’Accademia, peste e dannazione di una cultura”. Essere sempre al servizio del lettore.

Parlare al lettore nella sua semplice lingua, non in quella sussiegosa dell’Accademia, peste e dannazione di una cultura come quella nostra che per questo non è mai riuscita a diffondersi come sarebbe stato suo primo dovere di fare. Noi dobbiamo essere e restare al servizio del lettore, e in senso non astratto, ma concreto in quanto è lui che ci mantiene comprando i nostri giornali e libri. Ciò non vuol dire secondarne gli errori, o almeno quelli che a noi sembrano tali. Significa soltanto cercar di correggere l’errore senza mancare di rispetto a chi lo commette.

  • Terza regola per un giornalismo eticamente corretto: Non far mai sentire al lettore la propria opinione. 

Nel resoconto di un avvenimento, non far sentire al lettore l’opinione che te ne sei fatto. Che te ne sia fatta qualcuna, è inevitabile; e chi lo nega, o è un imbecille, o è un bugiardo. Ma non si può ne’ si deve imporla al lettore; bisogna lasciargliela suggerire dai fatti secondo il modo in cui gli si raccontano. I fatti vanno raccontati tutti: chi ne censura qualcuno è un disonesto che come tale prima o poi viene smascherato. Ma anche facendolo col massimo scrupolo, e perfino usando le stesse parole, si possono dire cose diverse, e anzi opposte. Per esempio, se io dico di qualcuno: “È una grande canaglia, ma molto intelligente”, dico che la sua intelligenza fa premio sulla canaglieria e quindi ne do un giudizio in fondo positivo. Se dico: “È intelligente, ma una grande canaglia”, ne do un giudizio negativo. Ecco: questa scelta dell’ordine dei fattori è l’unico arbitrio che noi “comunicatori” possiamo consentirci nei nostri resoconti su uomini e fatti.

Montanelli era questo, un cronista equilibrato ed onesto intellettualmente. Un uomo libero, contro tutto e tutti. La sua scarsa attitudine al servilismo e alle menzogne di regime lo portò spesso a scontrarsi con i potenti, in nome di una verità di cronaca ormai impossibile da trovare.

Quanti sono i reporter che rispettano queste regole? Cos’è il giornalismo oggi?

Lo scrittore, di qualunque cosa scriva, cerca di “catturare” il lettore e di renderlo partecipe non solo delle proprie idee, ma anche dei propri sentimenti e risentimenti. È così da sempre, e da sempre questo è il motivo per il quale uno scrittore scrive. Ciò che distingue scrittore da scrittore e crea fra di essi una scala di valori, è il modo in cui questa ambizione viene perseguita. Io non ho la pretesa di esporre delle teorie sul piano filosofico. Io sono soltanto un mestierante. Ma un mestierante che, esercitando il suo mestiere da oltre 65 anni, è probabile che alcune cose le abbia capite. Indro Montanelli