La politica del Movimento 5 Stelle costa cara: Ti rendi conto?!

Movimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle è un movimento francescano e fa tutto con le risorse che si trova in casa perché “ha rinunciato ai rimborsi elettorali“. Come tutti i partiti politici però i gruppi parlamentari di Camera e Senato ricevono un contributo unico e onnicomprensivo per coprire le spese sostenute per il funzionamento dal gruppo parlamentare. Per il 2016 il MoVimento 5 Stelle ha ricevuto dalla Camera dei deputati poco meno di 4 milioni di euro (3.780.845 €). Si tratta di denaro che per la maggior parte viene utilizzato per pagare gli stipendi dei dipendenti del M5S alla Camera. Ma non solo.

Quasi quattrocentomila euro per il No al referendum costituzionale

Come si legge nel rendiconto di esercizio per il 2016 il gruppo del MoVimento alla Camera ha destinato un’ingente quantità di risorse per finanziare eventi di comunicazione e di promozione dell’attività dei parlamentari. Questo, beninteso, lo fanno tutti i partiti politici e naturalmente non è assolutamente illegale. Fa specie però che il MoVimento degli onesti, di quelli che rendicontano al centesimo tutte le spese e predicano la necessità di una politica meno spendacciona nel 2016 abbia avuto un passivo di poco meno di 500 mila euro (484.564 €).  Il disavanzo porta il patrimonio netto totale del gruppo parlamentare a 2 milioni e 173 mila euro, a fronte dei 2 milioni e 658 mila dell’esercizio 2015.

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Dove sono finiti quei soldi? Leggendo il rendiconto economico si nota un notevole aumento delle spese per i servizi che hanno visto un incremento del 375% rispetto alla gestione precedente passando dai 100 mila euro del 2015 a 522 mila euro del 2016. Ma cosa sono i servizi? Ad esempio – si legge – le spese sostenute dal gruppo della Camera per la campagna elettorale a favore del No al referendum costituzionale. I più sprovveduti penseranno che per sostenere le ragioni del No alla riforma Renzi-Boschi il M5S abbia sostanzialmente puntato tutto sul tour low cost di Alessandro Di Battista a bordo del suo scooterone.

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Ma ovviamente non è così, il MoVimento “ha deciso di investire ingenti risorse economiche” all’attività di propaganda per il NO alla riforma costituzionale che è costata – solo per la Camera – 354 mila euro. Certo il PD ha speso di più ma per Renzi c’era in gioco la permanenza a Palazzo Chigi e i Dem avevano maggiori capacità di spesa. E queste sono solo le spese sostenute dai deputati a 5 Stelle.

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Con buona pace di quelli che credono che i ragazzi fantastici del MoVimento siano riusciti a fare tutto solo andando in giro in treno o con le dirette su Facebook. A proposito: il gruppo parlamentare ha deciso di aumentare le risorse destinate alle consulenze esterne a sostegno dell’attività del gruppo comunicazione (+22%) mentre sono state ridotte (-7%) le spese per le consulenze esterne di supporto all’ufficio legislativo. Nel 2016 è stato inoltre “consolidato e ampliato” il progetto affidato all’agenzia di comunicazione Web Side Story che dal 2014 cura la comunicazione del gruppo parlamentare sui social.

Le spese per la ricerca di De Masi e Italia a 5 Stelle

Dalla nota integrativa del revisore dei conti scopriamo che lo studio-ricerca commissionato a Domenico De Masi (quello che sostiene la tesi del “lavorare gratis”) è costata complessivamente 56.771 euro. Assieme alla campagna per il No al referendum il compenso per De Masi e il suo studio sull’evoluzione del lavoro post-industriale rappresenta una delle spese principali sostenute dal M5S alla Camera.

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Altro dato interessante sono i trentacinquemila euro spesi dal M5S per l’allestimento di stand, gazebo e la stampa di materiale divulgativo durante l’evento Italia a 5 Stelle.

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Qualche giorno fa avevamo raccontato come i consiglieri regionali si siano fatti rimborsare i “contributi volontari” per l’evento di Palermo. Ed è curioso che per una kermesse che sostanzialmente è stata organizzata per promuovere l’attività dei politici del M5S e che è costata 125.469 euro (le donazioni hanno raggiunto i 400 mila euro) il M5S abbia utilizzato i fondi pubblici per fare pubblicità. Di nuovo: niente di irregolare, ma per un MoVimento che si vanta di fare tutto in economia e che racconta che la politica si fa con i contributi dal basso la cosa stona parecchio.

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Anche perché il risultato di questa gestione dei fondi pubblici destinati al gruppo della Camera del M5S ha prodotto un disavanzo di gestione di quasi 500 mila euro. Ma si sa, è difficile essere francescani con i soldi degli altri.

(Fonte nextquotidiano)