La morte cerebrale “è” la morte?

morte cerebrale

Come fa una persona a dire: “Sono morto” o “Sono vivo”? Cosa significa morire? L’organo indicatore della morte è il cuore, il cervello o tutti e due? Il tema è delicatissimo.

Per un due miliardi di cattolici la morte è cerebrale (“protocollo di Harvard”). Per un miliardo e mezzo di musulmani la morte è quando il cuore non batte più. Chi ha ragione i cattolici o i musulmani?

La morte cerebrale è “cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo”. Una condizione dalla quale non si riemerge, mai. Forse. Si è morti anche se non lo è il cuore, non ancora.

O forse sono morto perché un apparecchio elettronico tarato a un certo modo, arriva su una frequenza fa biiiiiip e l’encefalogramma diventa piatto. Non produco, non consumo, sono morto. Ma respiro, magari grazie alle macchine, al respiratore, ai farmaci.

Ricapitoliamo: La morte cerebrale non è la morte dell’essere umano, non implica la morte, né è pari alla morte ma è morte. Un corpo che pulsa, che respira, che è caldo e non rigido, non è un cadavere. Quindi, quand’è che qualcuno è davvero morto?

La morte cerebrale non è altro che una comoda finzione introdotta con l’intento palese di favorire il prelievo degli organi. A mio parere nell’incertezza o nell’impossibilità di provare con sicurezza che una persona è morta, si dovrebbe trattarla come ancora viva. Cosa ne pensa Papa Francesco?