L’insostenibile Servizio Sanitario Nazionale, crack nel 2025

Servizio Sanitario Nazionale

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è “insostenibile“. Nonostante il continuo riferimento a un sistema sanitario tra i migliori del mondo, la realtà della sanità pubblica italiana è ormai ben diversa.

Nel 2025 al Servizio Sanitario Nazionale serviranno 210 miliardi di euro a causa del progressivo invecchiamento delle popolazioni, del costo crescente delle innovazioni, in particolare quelle farmacologiche, e del costante aumento della domanda di servizi e prestazioni da parte di cittadini e pazienti. Un fabbisogno difficile da soddisfare. Senza mezzi termini è questo l’allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe in occasione della presentazione della seconda edizione del Rapporto sulla sostenibilità del SSN.

Secondo la Fondazione sono quattro le criticità che condizionano la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, vale a dire il finanziamento pubblico, con la spesa sanitaria in Italia che continua inesorabilmente a perdere terreno, i nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ritenuti come “un ‘paniere’ di prestazioni che deve anch’esso fare i conti con il definanziamento pubblico”, la sanità integrativa, che “oggi ‘intermedia’ solo il 12% della spesa privata (l’altro 88% è a carico dei cittadini)”, sino agli sprechi e alle inefficienze, con un impatto sulla spesa sanitaria pubblica di 22 miliardi e mezzo di euro “erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative e inadeguato coordinamento dell’assistenza”.

La spesa sanitaria in Italia, infatti, continua inesorabilmente a perdere terreno, sia considerando la percentuale del Pil sia soprattutto la spesa pro-capite, inferiore alla media Ocse ( 3.245 vs 3.976 dollari), che posiziona l’Italia prima tra i paesi poveri dell’Europa. Svizzera, Germania, Svezia, Francia, Olanda, Danimarca, Belgio, Austria, Norvegia, Regno Unito, Finlandia, e Irlanda destinano alla sanità una percentuale del Pil superiore alla nostra.

Un quadro altrettanto inquietante emerge dal confronto con i paesi del G7 dove l’Italia è fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica, ma seconda per spesa out-of-pocket, testimonianza inequivocabile che la politica si è progressivamente sbarazzata di una consistente quota di spesa pubblica, scaricandola sui cittadini senza preoccuparsi di rinforzare in alcun modo la spesa privata intermediata. Tutto questo senza tener conto delle raccomandazioni dell’OCSE che nel gennaio 2015 aveva già richiamato il nostro Paese a “garantire che gli sforzi in atto per contenere la spesa sanitaria non vadano a intaccare la qualità dell’assistenza”. Dei quasi 35 miliardi di euro di spesa privata, l’88% in Italia è totalmente a carico dei cittadini, con una spesa pro-capite annua di oltre 500 euro.

Il modello di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico è una conquista sociale irrinunciabile per l’eguaglianza di tutti i cittadini, da difendere e garantire alle future generazioni. Ma per salvarlo è indispensabile rimettere la sanità pubblica e, più in generale, il sistema di welfare al centro dell’agenda politica.

Escludendo a priori un disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, la Fondazione Gimbe suggerisce un “piano di salvataggio” del SSN attraverso sei azioni fondamentali: offrire ragionevoli certezze sulle risorse, mettendo fine alle annuali revisioni al ribasso rispetto alle previsioni e soprattutto con un graduale rilancio del finanziamento pubblico; avviare un piano nazionale di prevenzione e riduzione degli sprechi; mettere sempre la salute al centro di tutte le decisioni, in particolare di quelle che coinvolgono lo sviluppo economico del Paese; rimodulare i LEA; ridefinire i criteri di compartecipazione alla spesa e delle detrazioni per spese sanitarie a fini IRPEF; il riordino legislativo della sanità integrativa; avviare un piano nazionale di prevenzione e riduzione degli sprechi, al fine di disinvestire e riallocare almeno 1 dei 2 euro sprecati ogni 10 spesi e mettere sempre la salute al centro di tutte le decisioni, in particolare di quelle che coinvolgono lo sviluppo economico del Paese, per evitare che domani la sanità paghi “con gli interessi” quello che oggi appare una grande conquista.

In assenza di un piano politico di tale portata, la graduale trasformazione del Servizio Sanitario Nazionale verso un sistema sanitario misto sarà inesorabile e consegnerà definitivamente alla storia il nostro tanto decantato e invidiato sistema di welfare. Ma, se anche questa sarà la strada, la politica non potrà esimersi dal giocare un ruolo attivo, avviando una rigorosa governance della delicata fase di transizione con il fine di proteggere le fasce più deboli e di ridurre al minimo le diseguaglianze.


Commenti

  1. […] sono troppo poveri per curarsi, questi stipendi sono decisamente un’ulteriore schifezza di un sistema insostenibile che peraltro non si basa sul merito ma solo sulla occupazione fisica di un […]