Consumo di suolo: Le città più cementificate d’Italia

consumo di suolo in Italia

La provincia di Napoli è la più cementificata d’Italia, 11 città del territorio partenopeo figurano tra i primi venti comuni italiani a maggiore concentrazione edilizia. È quanto emerge dallo studio “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” approntato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) ed elaborato dal sito truenumbers. I dati si riferiscono al 2015. Nel nostro Paese sono definitivamente coperti di cemento 21mila chilometri quadrati, per un consumo di suolo passato dal 2,7% negli anni Cinquanta ad una stima odierna del 7%. Quasi il doppio rispetto al 4,1% della media dell’Unione Europea. L’Italia si colloca al sesto posto dopo Malta (32,6%), Belgio (12,1%), Paesi Bassi (12,3%), Lussemburgo (10,1%) e Germania (7,1%). Ogni ettaro di suolo cementificato ci costa dai 36mila ai 55mila euro all’anno.

I PRIMI TRE SONO IN PROVINCIA DI NAPOLI. SI COSTRUISCE DOVE I RESIDENTI NON CRESCONO

A Casavatore, provincia di Napoli, non c’è più un filo d’erba. L’89,3% della superficie, infatti, è stata consumata per costruire case, strade e palazzi. Nella top 20 dei comuni con i valori più alti di consumo di suolo Casavatore è in cima alla classifica. Ma potrebbe essere raggiunto, ad esempio, da Arzano, dove l’82% del suolo è cementificato, o anche da Melito di Napoli, il cui 81% del territorio è occupato dal cemento. In altre parole: i primi tre comuni in classifica sono tutti e tre della provincia di Napoli.

Ci sono poi Paesi nei quali il catrame avanza a ritmi spaventosi.  Nel piccolo comune di San Floro (Catanzaro), per esempio, la crescita del suolo consumato tra il 2012 e il 2015 supera il 70% , il valore più elevato in Italia. In provincia di Milano, il comune di Vizzolo Predabissi ha avuto, nello stesso periodo, un incremento di oltre il 35%.

TROPPE CASE: NON SERVONO

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, anche nel 2015 la progressiva espansione delle infrastrutture e delle aree urbanizzate, in particolare di quelle a bassa densità, ha continuato a causare un forte incremento delle superfici artificiali. Colpa, dice il rapporto, di politiche di espansione residenziale non giustificate da aumenti di popolazione e di strumenti di pianificazione e di gestione del territorio poco efficaci e inadeguati.

QUANTO CI COSTA?

Fra le conseguenze di questa folle corsa all’uso (e all’abuso) del suolo ci sarebbero anche l’aumento dei costi nascosti, come li definisce la Commissione Europea, dovuti alla crescente impermeabilizzazione del terreno, con forti impatti sull’ecosistema, aumento del degrado in termini di erosione dei paesaggi rurali, perdita di servizi ecosistemici e vulnerabilità al cambiamento climatico.

“L’impatto (…) sulla qualità del suolo è preoccupante e incide negativamente sullo sviluppo sostenibile delle nostre terre”, conferma il presidente dell’Ispra, Bernardo De Bernardinis. “Una politica (di riduzione della cementificazione, ndr) comporterebbe degli indiscussi vantaggi per il patrimonio naturale e, allo stesso tempo, per la spesa pubblica“.