Abolire i Tar, liberiamo l’Italia

L'Italia è in mano ai Tar, liberiamola

L’Italia in mano ai Tar, liberiamola. Dall’abolizione della giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato) l’Italia avrebbe un grande beneficio. La giustizia amministrativa si occupa dei ricorsi dei cittadini contro l’amministrazione pubblica e, in teoria, dovrebbe limitarsi a sorvegliare la legittimità degli atti amministrativi. Ma il più delle volte ottiene, almeno in Italia, risultati quantomeno controversi.

In Italia servono circa ben 1000 giorni, vale a dire quasi tre anni, per risolvere un procedimento amministrativo. Solo Cipro ha una giustizia amministrativa più lenta di noi.

Nel nostro Paese il Tar accoglie tutti i ricorsi, decide su tutto e blocca tutto. Oramai in un cantiere lavorano più gli avvocati dei muratori. La pubblica amministrazione fa acqua da tutte le parti e le poche volte in cui non la fa, è la giustizia amministrativa a rendere inefficace qualsiasi provvedimento. È il modello amministrativo che non funziona più.

“Se si abolissero i Tar e il Consiglio di Stato, il nostro Pil assumerebbe subito un cospicuo segno positivo. Un aumento del Pil non solo senza spese ma con copiosi risparmi. E, un esperto, mi elencava l’enorme e senza confronti spazio di potere che queste istituzioni hanno assunto rispetto ai limiti rigorosi che esse hanno negli altri paesi”. Firmato Romano Prodi, editoriale di prima pagina de Il Messaggero di domenica 11 agosto 2013.

Ancora Prodi: “Non sono un giurista per dire se questo sia possibile, ma certo non posso non notare che il ricorso a questi tribunali è diventato un fatto normale ogni volta in cui si procede a un appalto o che sia pronunciato l’esito di un concorso pubblico o una qualsivoglia decisioni che abbia un significato economico. Il tutto senza sostanziali limiti al ricorso. Il quale blocca regolarmente e per anni gli investimenti infrastrutturali, ferma per periodi quasi indefiniti i concorsi universitari e viene usato per scopi che il buon senso ritiene del tutto estranei a un’efficace difesa dei diritti

Il ricorso al Tar è diventato un comodo e poco costoso strumento di blocco contro ogni decisione che non fa comodo, penetrando ormai in ogni aspetto della vita del paese. La conseguenza è che, in presenza di un’eterna incertezza, i capitali e le energie umane fuggono dall’Italia verso luoghi nei quali quest’incertezza non esiste. Non essendo giurista non riesco a suggerire rimedi che non cadano poi nella rete degli azzeccagarbugli ma, nella difficile realizzabilità dell’abolizione del Tar, chiedo di essere aiutato a fare in modo che i ricorsi siano ammessi nei rari casi in cui conviene che siano ammessi (cinque o dieci per cento dei casi rispetto a oggi?), che siano accompagnati dalle opportune garanzie finanziarie, che i ricorsi dichiarati infondati provochino le logiche conseguenze negative a chi li ha sollevati e che siano decisi nei tempi coerenti con l’obiettivo di non legare le gambe all’Italia. Possibile che non ci sia qualche giurista disposto ad aiutarmi nel risolvere questo problema?”.

Se l’aveva capito anche Prodi…