Lavori in corso, il Sud Italia terra delle opere incompiute

opere incompiute Sud Italia

Nel nostro Paese quando si inizia un’opera infrastrutturale non si sa mai bene a che santo votarsi. In Italia sono registrate almeno 868 opere incompiute (per uno spreco complessivo di 4 miliardi di euro e un costo a famiglia di 166 euro), nel 2013 erano 692, di cui la gran parte nel Centro-Sud e risalenti perlopiù tra la fine degli anni ‘60 e gli anni ‘80. Una situazione che denota la scarsa capacità del Sud Italia nella gestione delle opere pubbliche.

Sarà certamente un caso, ma a spulciare il censimento al 31 dicembre 2015 delle grandi opere incompiute in Italia, il record negativo spetta alla Sicilia con 215 infrastrutture non terminate, seguita dalla Calabria con 93, dalla Puglia con 81 e dalla Sardegna con 67. Risorse sottratte alla collettività. Per portarle a compimento servirebbero altri 1,4 miliardi di euro.

Soldi versati per realizzare dighe progettate e poi abbandonate, porti inaugurati e mai utilizzati, strade che collegano al nulla perché lasciate a metà, viadotti inaugurati in pompa magna dopo vent’anni di lavori e chiusi al traffico nel giro di un mese per manutenzione e pericolo crolli, strutture sportive e ospedaliere finite e mai aperte a causa di elevati costi di gestione che non si potevano calcolare prima.

Anche questo è il Sud. Un pezzo di Paese che, per completare l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria i cui lavori sono iniziati nel 1962, ai tempi di Fanfani, alla fine è stato costretto a schierare i soldati con i mitra e i giubbotti antiproiettile a protezione dei cantieri.

Per carità il disastro delle opere incompiute è assolutamente trasversale ma al Sud affari, affarismo, mafia, politica incapace di decidere e burocrazia ottusa la fanno da padrone. Gli interessi dei soliti noti, spesso corrotti e incapaci, che prevalgono su quelli della collettività.

Al declino italiano non ci rassegniamo, ma purtroppo esiste una zona grigia che rende le cose difficili.