Grazie al Jobs Act continua il boom dei licenziamenti

Il Jobs Act serve a licenziare

Aumentano i licenziamenti disciplinari, ovvero quelli per giusta causa e giustificato motivo, nelle aziende con più di 15 dipendenti. Sono le conseguenze del Jobs Act. Mese dopo mese si va sgonfiando il bluff renziano.

È l’Inps, con la pubblicazione dei dati dell’Osservatorio sul precariato, a certificare la dissennata riforma del lavoro impostata dal Governo Renzi.

Nei primi due mesi del 2017 sono stati registrati 5347 licenziamenti disciplinari, con un aumento del 30% circa rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e del 65% circa rispetto a quando la normativa era diversa ed era previsto il reintegro in caso di licenziamento illegittimo.

Dai dati Inps emerge anche un altro numero interessante. Dopo l’aumento delle assunzioni stabili registrate nel 2015 grazie soprattutto agli sgravi dei contributi previdenziali totali e l’andamento discreto del 2016 (sempre grazie agli sgravi seppur ridotti) il 2017 ha un arretramento sul fronte delle stabilizzazioni con solo il 28% dei rapporti attivati a tempo indeterminato sul totale dei contratti (era il 33% nel primo bimestre 2016).

Ormai è chiaro: il Jobs Act serve a licenziare. Tanto l’articolo 18 non c’è più.