Tesi copiata, la furbetta Madia deve dimettersi

Marianna Madia

La ministra Marianna Madia deve dimettersi. Libertà e Giustizia firma un appello, pubblicato sull’Huffington post, per chiedere il passo indietro della ministra della Pubblica Amministrazione dal governo dopo l’inchiesta del Fatto Quotidiano, in cui è dimostrato come l’esponente del Governo Gentiloni abbia copiato intere frasi plagiate da opere di altri autori del suo lavoro di dottorato all’Imt di Lucca nel 2008. In 35 di 94 pagine della tesi comparirebbero passaggi praticamente identici a quelli di altre pubblicazioni senza la citazione esplicita della fonte, come è corretto fare quando si attinge dal lavoro altrui. Un plagio sfrontato.

“Comunque si vogliano conteggiare le percentuali di testo non originale è un fatto molto grave, ed è gravissimo che i grandi giornali italiani non se ne stiano occupando. Perché qui non si tratta di quantità: si tratta di qualità, si tratta di etica.

Il plagio, anche di una sola pagina, non è consentito dalle regole della comunità scientifica internazionale. Il ministro tedesco dell’istruzione, Annette Schavan, aveva plagiato parti della sua tesi di dottorato: il titolo le è stato revocato dall’università di Düsseldorf dove lo aveva conseguito, e il ministro ha presentato subito le proprie dimissioni.

Anche il codice etico dello stesso IMT di Lucca, dove la Madia ha conseguito il dottorato, correttamente definisce come plagio “la presentazione delle parole o idee di altri come proprie”, specificando che rientra in questo comportamento anche l'”appropriarsi deliberatamente del lavoro di altri o non citare correttamente le fonti all’interno del proprio lavoro accademico”.

Per questo appaiono sconcertanti le dichiarazioni del prof. Pietro Pietrini, direttore dell’IMT, per il quale si tratterebbe della dimenticanza di “quattro parentesi” e di critiche dettate da una “ossessione delle citazioni”. Altro che ossessione! Lo strumento della rete è stato usato dalla dottoranda in modo intellettualmente scorretto e inconciliabile con l’etica della ricerca.

Ora, questo comportamento – in sé grave e censurabile – diventa gravissimo quando riguarda chi ora è un ministro della Repubblica. Ed è politicamente insostenibile quando riguarda un ministro che ha proposto una riforma della Pubblica Amministrazione che brandisce il vessillo della “meritocrazia” e si propone la caccia ai “furbetti”.

Ora la ministra Marianna Madia ha la possibilità di migliorare davvero la Pubblica Amministrazione: dimettendosi”.