Pena di morte per i corrotti

L’attuale presidente del Perù Pedro Pablo Kuczynski, ha una “ricetta” durissima per contrastare la corruzione. Pena di morte civile per i colpevoli di corruzione che si appropriano indebitamente di denaro o ricevono tangenti. La lotta alla corruzione è una delle priorità del nuovo presidente peruviano. 

Nel discorso del suo insediamento, nell’estate del 2016, ha sottolineato che “per raggiungere questo obiettivo non avrò alcun scrupolo. Chi sbaglia sarà portato davanti alla giustizia, che dovrà essere accuratamente riformata”.

Transparency International, che controlla i livelli del fenomeno in tutto il mondo, ha classificato Perù come 88esimo in una scala da 1 a 168 paesi, in cui l’ultimo è il più corrotto. L’Italia è al 60esimo posto nel mondo, terzultima in Europa.

“Ho emesso un decreto legislativo che prevede:

1) Le imprese condannate per corruzione non potranno mai più contrattare con lo Stato;
2) È prevista la morte civile per i funzionari corrotti che non potranno mai più lavorare per lo Stato;
3) A partire da oggi, tutti i contratti stipulati con lo Stato obbligatoriamente conteranno la clausola anticorruzione che ha la finalità di proteggere gli interessi del nostro Paese;
4) Triplicheremo il bilancio delle Procure al fine di investigare e acchiappare i corrotti;
5) Abbiamo istituito un fondo che servirà a compensare i funzionari e i cittadini onesti che denunciano i fatti di corruzione. Tutti quelli che ci aiuteranno a identificare e condannare i corrotti saranno premiati e protetti;
6) I miei ministri e io abbiamo comunicato tutte le informazioni sulla nostra situazione patrimoniale alla Commissione per l’Integrità che abbiamo istituito all’inizio del nostro governo. Raccomando a tutte le alte cariche dello Stato di fare lo stesso;
7) Ci assicureremo che le imprese di cui è stata accertata la colpevolezza o verso le quali è stata emessa sentenza per corruzione non possano trasferire risorse economiche fuori del Perù, fino a quando non abbiano pagato tutti i loro debiti verso i lavoratori e i fornitori e non abbiano risarcito i danni cagionati allo Stato peruviano;
8) Egualmente queste imprese dovranno chiedere l’autorizzazione allo Stato per vendere i loro beni;
9) Il ricavato della vendita andrà a un fondo di garanzia del pagamento delle multe”.

Tutto questo in Italia è un sogno irrealizzabile.