La democrazia dei creduloni

manipolazione mentale

La democrazia dei creduloni è un libro scritto da Gérald Bonner, professore di sociologia dell’università Paris-Diderot, che analizza come e perché si formano delle credenze nell’opinione pubblica che non hanno nessun fondamento scientifico.

Crediamo a certe idee perché siamo imbecilli? Forse perché siamo poco colti? Pare proprio di no. Più alto è il livello di studi di una persona, più probabili sono le chances di assecondare credenze bizzarre e spesso false.

Viviamo in una società che pare l’opposto di quella chimera chiamata società della conoscenza o dell’informazione: teorie del complotto; demagogia; populismo; paura e diffidenza. In ogni dove esistono resistenze e dubbi sulla validità delle scoperte scientifiche. Personaggi di dubbia competenza assumono risonanza mondiale raccontando valanghe di balle. Sembra che le informazioni che veicolano idee false e razionalmente poco fondate si diffondano con maggiore intensità.

Ma quali sono le ragioni per cui le bufale si diffondono più di quelle vere e ragionevoli?

La prima ragione consiste nella motivazione di chi diffonde idee false. In questo grande mercato delle idee che è internet, infatti, i più motivati a diffondere le loro idee sono anche i più letti e creduti. Non esiste una selezione della qualità basata sulla distinzione vero/falso ma solo una selezione per intensità di motivazione a farsi leggere, ad offrire informazioni. Coloro che sono competenti nei vari campi del sapere (che molto spesso si chiamano scienziati), nella maggior parte dei casi, non partecipano a questo mercato. Nel peggiore dei casi, molti si presentano come scienziati pur non essendolo.

La seconda ragione riguarda lo stile argomentativo delle informazioni false: si tratta di miriadi di argomentazioni, che spesso sono tra loro contraddittorie, ma che possono essere usate a piacere per rispondere ad ogni dubbio sull’argomento d’interesse. Per esempio, per ogni piccolo enigma circa gli attentati dell’11 settembre, esiste una risposta che, per essere smontata, necessiterebbe un impegno e una motivazione che la maggior parte di noi non è disposta, e magari nemmeno interessata, a dedicarvi. Pensate che i primi 30 siti che escono su Google se digitiamo “11 settembre” presentano delle tesi complottiste.

Una terza ragione è quella della concorrenza sfrenata che caratterizza questo mercato. Non esistono più i detentori del potere di informare. Le offerte di informazioni vengono strutturate sulle domande. Si offre ciò che è più richiesto. Le ipotetiche domande di informazioni vengono “calcolate” in base alla popolarità di certi temi sui social network. Esistono delle società che hanno elaborato algoritmi impegnati nella rilevazione dei temi più popolari. Siamo oggi nella situazione in cui anche le grandi testate giornalistiche si trovano a rincorrere gli argomenti più cliccati e dibattuti piuttosto che regolare le loro attività sulla classica deontologia giornalistica.

La conclusione che Bronner trae dalle sue analisi è che internet contribuisce più alla diffusione di credenze che alla creazione di conoscenze e informazioni. Avvisa Bronner: la guerra ai creduloni non sarà mai vinta.

Paradossalmente, una società basata sul progresso della conoscenza diventa la società della credenza per delega, ovvero della fiducia, cosa che Tocqueville aveva già capito:

“Non c’è al mondo nessun filosofo così grande da non credere un milione di cose per fede in qualcun altro e supporre molte più verità di quante ne abbia dimostrate. Questo non è soltanto necessario, ma anche auspicabile”.