Donne al potere, la parità resta un miraggio

Nei luoghi di potere il numero delle donne aumenta, ma poche o pochissime ricoprono ruoli chiave.

Nel mini dossier dell’osservatorio civico Openpolis “Trova l’intrusa“, nel quale vengono analizzate le presenza femminile nelle istituzioni, emerge con forza questo doppio binario su cui viaggiano le donne.

Anche se la XVII legislatura è stata quella con la maggiore presenza femminile in Parlamento della storia d’Italia, nelle poltrone al vertice le donne diminuiscono, soprattutto alla Camera: le deputate sono il 31,30% del totale, ma a loro è assegnato solo il 19,23% degli incarichi di peso. Più contenuto il calo al Senato, dove le senatrici sono il 29,60% dell’assemblea e ricoprono il 25,58% dei ruoli chiave. La presenza delle donne che diminuisce man mano che si sale ai vertici è visibile anche nelle giunte e nei consigli regionali.

E dire che, secondo la definizione del Consiglio d’Europa, per una presenza equilibrata di uomini e donne negli organi decisionali non bisogna scendere sotto la soglia del 40% di uno dei due sessi. In Italia si rispetta questo parametro solo in 8 regioni e, per lo più, solo escludendo il presidente dal totale dei componenti. Sono 13 le giunte di regioni e province autonome in cui la presenza dei due sessi è squilibrata. In particolare il Molise si segnala per la totale assenza femminile nella giunta regionale. Solo in un caso, la Campania, eccedono le donne, in tutti gli altri organi “squilibrati” si registra invece un eccesso di presenze maschili.

Nel Parlamento europeo le donne hanno più spazio, con il 37% dei seggi. Alla Commissione europea, che è il ramo esecutivo dell’Ue, le donne arrivano al 31%. Numeri bassissimi nel Consiglio europeo. L’istituzione più importante in materia di politica economica, finanza e fisco conta solo 4 donne su 28: il 14,29%. Al Consiglio degli Affari esteri si scende addirittura a una donna (Federica Mogherini) su 28 componenti, ossia il 3,57% del totale.

Questo fenomeno non riguarda solo la politica, come dimostrano i dati dei consigli di amministrazione delle aziende quotate in borsa. Nel 2016 le donne sono arrivate a occupare 687 poltrone in cda e organi di controllo, record storico, che porta le dirigenti al 30,3% degli incarichi. Solo nel 2008 le poltrone occupate da donne negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate erano 170, il 5,9% del totale. A crescere però sono i ruoli non esecutivi, cioè di controllo sul management. Nel 68,56% dei casi si tratta di amministratrici indipendenti: figure non legate ai dirigenti esecutivi o agli azionisti, chiamate a vigilare nel solo interesse della società. Man mano che si sale al vertice le donne diminuiscono: solo il 3% è presidente o presidente onorario. Le amministratrici delegate sono ancora solo 17 in tutto, il 2,5% degli incarichi femminili.