Compro oro, una legge per un settore senza regole

compro oro negozio

Il mercato dei compro oro conta “20 mila nuove imprese che svolgono un’attività che potrebbe essere molto utile per il riciclaggio”, ha affermato il presidente dell’Organismo degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi (Oam), Antonio Catricalà, a capo della struttura che, secondo le nuove norme, gestirà l’albo dei compro oro, nel corso di un’audizione alla Commissione Finanze della Camera. Tracciare, regolamentare e sottrarre al rischio di riciclaggio le quasi cento tonnellate di oro trattate ogni anno dai compro oro in Italia.

In questi ultimi anni complice la crisi economica e il contemporaneo apprezzamento dell’oro i compro oro sono sputati quasi come i funghi. Al posto di bar, erboristerie e vecchie botteghe artigianali. Per aprirli basta una semplice licenza per commercio in oggetti preziosi.

È noto ed è stato rilevato da più parti come molti di questi esercizi abbiano generato un mercato sommerso e senza regole che spesso alimenta evasione fiscale e fattispecie delittuose soprattutto negli ambienti delinquenziali legati all’usura, alla ricettazione e al riciclaggio. D’altra parte quello dei compro oro è un settore così in espansione che non può mancare di attirare le attenzioni della malavita.

Il testo mira a far luce su un mercato che vale 2,75 miliardi nel 2016, pari a quasi 100 tonnellate di euro raccolti ogni anno, secondo i dati dell’associazione di categoria Antico.  Gli operatori del settore sarebbero 25.574, in gran parte gioiellieri che svolgono anche attività di acquisto di gioielli usati, mentre i compro oro in senso stretto sarebbero meno di 8 mila.

Il decreto legislativo approvato, in esame preliminare, dal Consiglio dei ministri del 23 febbraio prevede per tutte le imprese che si occupano di acquistare oro e gioielli usati, la necessità di una licenza di pubblica sicurezza e l’iscrizione a un registro tenuto e gestito dall’Oam. Inoltre vengono posti gli obblighi di identificare la clientela, pena una sanzione fino a 10 mila euro, archiviare foto e descrizione dettagliata degli oggetti e conservare queste schede per cinque anni ed il limite di mille euro per l’uso dei contanti in queste operazioni

È poi richiesta la segnalazione delle operazioni sospette alla Banca d’Italia, pena una sanzione fino a 50 mila euro. Le multe sono raddoppiate in caso di violazioni gravi o ripetute e a queste si può aggiungere la sospensione dall’attività fino a tre mesi e, per i recidivi, la cancellazione dall’albo.