Sempre meno italiani dal dentista

La visita dal dentista è diventata ormai una prestazione a cui sempre più si ricorre solo per un bisogno e a cui sempre più spesso si rinuncia a causa dei costi.

Secondo la ricerca Istat “Il ricorso alle cure odontoiatriche e la salute dei denti in Italia”, pubblicata a Luglio 2015 e relativa all’anno 2013, si registra nel nostro Paese un calo nell’accesso alle cure odontoiatriche. Negli ambulatori ci sono sempre meno pazienti perché la gente non ha tanti soldi da spendere.

Nel 2013, la quota di popolazione che durante l’anno si è rivolta al dentista o all’ortodontista è pari al 37,9% nel 2013, dal 39,3% del 2005. Il 12% delle persone di 14 anni e più ha rinunciato, nei 12 mesi precedenti, a una visita odontoiatrica o a trattamenti per motivi economici. Nel Mezzogiorno solo il 27,7% della popolazione di 3 anni e più ha fatto ricorso alle cure odontoiatriche, rispetto alla media nazionale del 37,9%, ed è doppia rispetto al Nord la percentuale di coloro che non sono mai stati da un dentista (12,1% contro 6,2% ).

Sono dati allarmanti, considerando, inoltre, che, sempre secondo la menzionata ricerca Istat, si è ridotta dal 39,4% del 2005 al 34,0% del 2013 la quota di bambini (3-14 anni) che non sono mai stati dal dentista.

Per molti, dunque, decidere o meno di sottoporsi a visite e cure dentistiche è soprattutto una questione di costi. Per non rinunciare alle cure dentistiche, un’alternativa è la sanità integrativa: l’art.1, comma 198, della Finanziaria 2008 ha individuato le prestazioni dei Fondi integrativi del servizio sanitario nazionale e degli enti, casse e società di mutuo soccorso no-profit che forniscono prestazioni assistenziali integrative a quelle fornite dal SSN. Gli ambiti di intervento dei Fondi integrativi (già previsti dall’art.9 del decreto legislativo 229 del 1999) includono cure aggiuntive non comprese nei livelli essenziali di assistenza e con questi integrate, erogati da professionisti e da strutture accreditate. Oppure affidarsi alle “cliniche low cost” in Albania, Romania, Croazia, Slovenia o Polonia, che promettono cure a prezzi sensibilmente più bassi e attirano clienti proponendo la prima visita gratuitamente. Ma dietro al risparmio in alcuni casi ci può essere l’inganno.


Commenti

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