Mezzo milione di italiani indebitati per pagare l’assistenza agli anziani

Secondo il Censis sono 561mila le famiglie indebitate, o costrette a vendere la casa per pagare l’assistenza ad un anziano non autosufficiente.

L’Auser, l’associazione per l’invecchiamento attivo, indica il problema nei continui tagli, anche del 30-40% all’anno, del Fondo nazionale per le politiche sociali: “Nel 2016 la dotazione è del 78% in meno di quella che aveva nel 2009. Ciò significa per gli enti locali la scomparsa della fonte di finanziamento che contribuisce per il 12,1% alla spesa sociale”. In Italia non esistono politiche domiciliari, le poche esistenti sono terribilmente basse rispetto al bisogno. Secondo la graduatoria del Global Age Watch Index 2014, realizzato da HelpAge International, network globale sviluppato con la collaborazione dell’Onu, l’Italia si classifica al 39eimo posto nella classifica dei 96 paesi più a misura di anziano, scendendo di 12 posizioni rispetto al 2013 quando era 27esima.

Assistere gli anziani nel nostro Paese costerà sempre di più. La Ragioneria Generale dello Stato valuta che, nelle previsioni dello scenario nazionale base, la spesa per l’assistenza di lunga durata passerà dall’ 1,9% del PIL nel 2015 al 3,2% del PIL nel 2060. L’Istat stima che nel 2013 circa 2,5 milioni di anziani fossero afflitti da limitazioni funzionali.

L’Italia è il paese d’Europa più vecchio: il 21,4% della popolazione ha più di 65 anni, rispetto a una media UE del 18,5%, e il 6,4% ne ha più di 80, contro una media di 5,1% (dati Eurostat). Nel 2050 l’ISTAT prevede che gli anziani in Italia saranno 21.775.809, il 34,3% della popolazione. In pratica una persona su tre. Ma è tutto il pianeta ad invecchiare. Fra 30 anni nel mondo ci saranno più ultra sessantenni che ragazzi sotto i 16 anni: cosa che accade per la prima volta nella storia dell’umanità.

Tutti sanno che il Paese continua a invecchiare ma si continua a intervenire nell’emergenza, così arriveremo al collasso“, fa notare Enzo Costa, presidente di Auser in occasione della presentazione del rapporto Domiciliarità e Residenzialità per l’Invecchiamento attivo alla Camera per rendere le città amiche degli anziani, adeguare il patrimonio immobiliare e garantire risorse adeguate e stabili nel tempo. Propone l’associazione: “Serve estendere i servizi di assistenza domiciliare; istituire una Banca europea delle migliori pratiche e introdurre un sistema di valutazione omogeneo a livello nazionale, anche per gli operatori delle strutture, finanziare il Fondo Unico per la non autosufficienza con risorse aggiuntive rispetto a quelle pubbliche”. Inoltre: “L’Italia è l’unico paese europeo ad aver avuto un’esplosione di badanti, il Censis ne stima 1 milione e mezzo circa, ma l’Inps ne registra circa 375mila. Non esiste un Albo che ne attesti le capacità, non sappiamo neanche chi sono. Dobbiamo inserire politiche di qualificazione del riconoscimento delle badanti, che sopperiscono a servizi che dovrebbe dare il servizio sanitario e sociale”. Si chiede, quindi, di istituire il registro degli assistenti familiari per facilitare la ricerca di assistenti qualificate, sostenere la crescita professionale e l’inserimento lavorativo.