I costi del “non fare”: L’Italia butta via 606 miliardi

In Italia la spesa pubblica, soprattutto per infrastrutture, si rivela troppo spesso inefficiente e inefficace. Troppe le opere incompiute, mai avviate o scarsamente utilizzate. Il mancato sviluppo di infrastrutture strategiche in questo paese di qui al 2030 ci costa 606 miliardi. È questo il dato complessivo dei cosiddetti “Costi del non fare (Cnf)” che emerge dal rapporto 2016. Rispetto al 2015 i costi del non fare proseguono la tendenza alla riduzione: erano 40 miliardi in più lo scorso anno e addirittura 200 in più nel 2014.

Infrastrutture strategiche come la mobilità pienamente sostenibile, una scuola che funzioni bene, lo sviluppo delle infrastrutture logistiche e di trasporto per un efficiente e rapido spostamento di persone e merci, la qualità e la modernizzazione delle reti idriche e degli impianti di depurazione, la diffusione delle reti a Banda Ultralarga con relativo miglioramento dei servizi ad esse connessi.

Spiega al Sole 24 ore, Stefano Clerici, direttore dell’Osservatorio I costi del non fare: “L’inserimento della diffusione delle reti a Banda Ultralarga nelle ultime edizioni del Rapporto ha portato con sè un nuovo paradigma. Le connessioni a banda Ultralarga aprono nuove prospettive, favoriscono la competitività delle imprese, riducono i costi e hanno un impatto che coinvolge un ambito allargato dell’economia e della società”.

Accanto ai costi del non fare, vale anche la pena di calcolare i costi del non decidere. In Italia la realizzazione delle opere, in alcuni settori, è troppo spesso bloccata da una serie di ostacoli di varia natura, normativi, finanziari, sociali, giudiziari, ma quasi sempre riconducibili a scelte sbagliate (o a non scelte) del sistema politico e amministrativo.

Le infrastrutture strategiche rappresentano un fattore centrale, e forse il più importante, di competitività e crescita di un Paese. Ma è necessario che gli investimenti siano concentrati in opere e azioni davvero prioritarie. Cosa che in Italia non avviene.


Commenti

  1. […] Ci attende un mondo nuovo e l’Italia per esserne protagonista dovrebbe maggiormente concentrare le proprie energie su: politiche pubbliche e demografiche, politiche economiche finalizzate alla crescita, investimenti in istruzione e ricerca e ammodernamento infrastrutturale. […]