Per fare il ministro in Italia bastano terza media e balle

I muri di Roma sono stati tappezzati nella notte tra il 9 e il 10 gennaio con una serie di manifesti anonimi con in primo piano la foto del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e sotto la scritta: “Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell’Istruzione: terza media, amicizie e molte bugie”.

La Fedeli finì al centro delle polemiche, subito dopo la sua nomina, per il curriculum in cui c’era scritto che era laureata in Scienze Sociali. Una balla, visto che l’ex sindacalista della Cgil ha frequentato solo tre anni di una scuola superiore che, verso la fine degli anni Sessanta, permetteva di insegnare nelle scuole materne.

C’è da dire che il ministro Fedeli non è l’unico ministro senza laurea di questo nuovo Governo. Ecco l’elenco: Beatrice Lorenzin (Sanità), Maurizio Martina (Politiche agricole), Andrea Orlando (Giustizia) e Giuliano Poletti (Lavoro e welfare). In Francia tutti i ministri hanno almeno la laurea, in Germania un solo non laureato viene compensato da tantissimi ricercatori. In Usa? Lasciamo perdere, pochi laureati, molti con master e dottorato.

Che aspettarsi da ministri che non hanno neppure concluso gli studi universitari?