Le industrie culturali e creative valgono 48 miliardi di euro

Nel 2015 l’Industria della Cultura e della Creatività in Italia registra un valore economico complessivo pari a 47,9 miliardi di euro pari al 2,96% del Pil. E ciò mentre il Pil italiano è aumentato solo dell’1,5%.

Per concentrazione di capitale umano, rispetto agli altri settori, l’Italia della creatività e della cultura ha superato telecomunicazioni, energia, automotive e persino l’alimentare. In termini di valore, invece, l’industria della creatività e della cultura si posiziona davanti a quella delle telecomunicazioni (38 miliardi di euro) e subito dopo l’industria chimica (50 miliardi di euro).

Nonostante la crisi economica e finanziaria, i settori culturali e creativi continuano a produrre reddito, lavoro e innovazione. Con oltre un milione di occupati fra diretti e indiretti è il terzo in Italia per occupazione dopo il settore edile e quello alberghiero.

Numeri in crescita: +2,4% dei ricavi diretti (+951 milioni di euro) contro un Pil salito dell’1,5%, oltre a un +1,7% di occupati, contro una variazione complessiva degli occupati in Italia che nel 2015 ha segnato un +0,8%. Il settore più in espansione in termini di valori economici diretti è quello della musica con 4,7 miliardi, +10% rispetto all’anno scorso.

Come evidenzia lo studio Italia Creativa, realizzato da EY (Ernst & Young), l’Industria Culturale e Creativa ha in Italia un potenziale inespresso di crescita fino a circa 72 miliardi di euro e 1,6 milioni di occupati. Mentre dal punto di vista occupazionale, il settore che ha registrato la crescita maggiore è quello dei videogiochi, con un +7,8% rispetto all’anno precedente. Unico settore che chiude l’anno col segno meno è quello dell’editoria periodica e quotidiani (-8,3%).

Questo è il secolo della culturalizzazione economica: il connubio cultura-economia-tecnologia sta modificando ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Ci sono circa 24 miliardi di euro di potenziale inespresso, un motore di sviluppo dinamico che potrebbe, se utilizzato in maniera corretta, riportare l’economia italiana al centro del contesto competitivo globale.