Il Movimento 5 Stelle è incompatibile con la Costituzione

Tra poco meno di un mese, scrive Cerasa sul Foglio, il 13 gennaio, la prima sezione del tribunale civile di Roma si riunirà in Camera di consiglio per valutare l’ammissibilità di un ricorso che potrebbe cambiare la storia del Movimento 5 stelle e che potrebbe far luce su un fatto non di secondaria importanza per la vita politica italiana: l’illegalità costituzionale del Movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

Il punto è semplice, continua Cerasa sul Foglio: la natura del “codice di comportamento per i candidati ed eletti del MoVimento 5 Stelle” non tradisce l’illegittimità della candidatura di Raggi (questo lo diranno i giudici) ma tradisce la vera essenza del Movimento e il suo essere portatore di una truffa costituzionale, che lo rende incompatibile con la Costituzione – più – bella – del -mondo.

Violazione dell’ articolo 67 della Costituzione, violazione dell’articolo 97 della Costituzione, violazione dell’articolo 3 del Consiglio comunale di Roma, violazione dell’articolo 1 della legge numero 17 del 1982.

Stando a quanto sostiene l’avvocato Venerando Monello che per primo ha sollevato la questione: “C’è un grave vulnus della partecipazione democratica e del principio costituzionale del divieto di mandato imperativo. Perché si consente che la rappresentante eletta alla carica di sindaco dal popolo romano venga condizionata da una società di capitali e da soggetti estranei all’amministrazione nelle scelte vitali per Roma Capitale”.

La questione è evidente: può essere parte di un sistema democratico un movimento che non rispetta un principio costituzionale chiave come quello contenuto nell’articolo 67 (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”) e che spaccia per democrazia diretta una democrazia diretta da una società privata (la Casaleggio Associati) non eletta da nessuno ed eterodiretta da un blog solo al comando che fattura anche grazie alla pubblicità generata dai contatti ricavati dalle dirette streaming che le giunte grilline (Roma sì, Torino no) regalano al blog in assenza di qualsivoglia gara pubblica o di apposita concessione? Detto ancora più in estrema sintesi: è accettabile, legittimo, legale e costituzionale che un sindaco o un parlamentare eletto sia non “un portavoce del popolo” ma un semplice dipendente della Casaleggio Associati in virtù di un contratto che non permette a un eletto di fare nulla che non sia gradito allo “staff” di un movimento diretto da un comico non eletto e da un’azienda privata?