Il capolavoro di Renzi: Un italiano su quattro è a rischio povertà

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In Italia oltre una persona su quattro è a rischio indigenza. Aumentano le disuguaglianze fra ricchi e poveri. L’allarme maggiore al Sud: quasi la metà degli abitanti è povero dove il pericolo riguarda quasi un individuo su due. Metà delle famiglie con tre figli è sull’orlo del precipizio. Questo il “bollettino di guerra” dell’Istat.

In crisi il 28,7% delle persone residenti in Italia, pari a 17,5 milioni di individui, tra chi vive sotto la soglia minima di reddito, chi lavora solo pochi giorni l’anno e chi si trova a dovere rinunciare a spese essenziali. Il livello registrato nel 2015 si mantiene “sostanzialmente stabile”. Il risultato è sintesi di “un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dal 12,1% a 11,7%)”. La percentuale è al livello massimo da almeno undici anni. Resta invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%).

Numeri che, scrive l’Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europea 2020 “ancora lontani”. Entro il 2020, infatti, l’Italia dovrebbe ridurre gli individui a rischio sotto la soglia dei 12 milioni 882 mila. 

Rimane invece stabile la quota di coloro che si trovano in condizioni di “grave deprivazione materiale” (11,5%). Una formula statistica che racchiude chi manifesta almeno segnali di disagio: dagli arretrati nei pagamenti all’impossibilità di riscaldare casa. Completano il cerchio le famiglie a “bassa intensità lavorativa”, dove è molto più il tempo trascorso in disoccupazione che a lavoro. Versa in questo stato l’11,7% dei 18-59enni.

L’Istat passa ai raggi X anche i redditi. Qui l’analisi non va oltre il 2014, ma i risultati danno l’idea dei movimenti in atto: per la prima volta dall’inizio della crisi la curva non guarda più verso il basso. Se però si va oltre la media (2mila euro mensili netti per famiglia), si scopre che dal 2009 le disuguaglianze non hanno fatto altro che crescere, con i più ricchi che guadagnano circa cinque volte i più poveri. L’Italia presenta un divario superiore alla media europea.