Corruzione oggi peggio di Tangentopoli

La corruzione politica è in netta crescita in Italia “dopo un periodo di lieve calo nel decennio successivo a Tangentopoli”. È quanto emerge dall’indagine di 170 pagine condotta dal sociologo Rocco Sciarrone (Università di Torino) per Fondazione Res che ha analizzato 580 sentenze di Cassazione e 104 richieste di autorizzazione a procedere negli ultimi vent’anni. Sono ben 64 i parlamentari invischiati in storie di corruzione dal 1994 oggi. Il morbo della corruzione politica non molla il nostro Paese.

I politici corrotti italiani sono soprattutto “politici di professione”, uomini di circa cinquant’anni, in possesso di elevati titoli di studio. Per corrompere o essere corrotti occorrono esperienza e relazioni, competenze che si acquisiscono in anni di presenza in politica.

Erano 400 in totale i reati contestati ai politici tra il 1980 e il 1994, valore poi sceso a 317 tra il 1995 e il 2004, mentre tra il 2005 e il 2015 si è assistito a un’impennata che ha portato i reati totali commessi da politici a 517, “ben al di sopra del livello pre Tangentopoli”. Quasi la metà dei politici coinvolti (oltre il 40%) fa carriera a cavallo tra il pre e post Tangentopoli. La quota meno rilevante di politici corrotti è uscita di scena con Mani Pulite (26,6%) mentre quasi un terzo del totale (31,6%) ha avviato la sua carriera dopo quello spartiacque. Poco cambia anche guardando gli schieramenti politici che dal 1994 in poi, seppure con percentuali diverse, vedono invischiati politici sia di centrodestra (52%) che di centrosinistra (29%).

I corrotti, si legge nel rapporto, offrono soprattutto un accesso privilegiato ad appalti e affidamenti (nel 45% dei casi considerati) mentre le risorse scambiate dal corruttore sono nella maggior parte dei casi tangenti (54%). Queste risultano più diffuse al Nord (oltre il 60%), anche se in misura minore rispetto al periodo precedente a Tangentopoli, mentre il voto di scambio (8%) e i favori (5%) sono maggiormente presenti nel periodo successivo, specialmente al Sud (dove raggiungono rispettivamente il 13% e il 9%). Non sempre le risorse scambiate hanno una natura monetaria. Per esempio, al Sud i casi in cui lo scambio non è quantificabile, perché prende la forma dei favori e di altri benefici materiali, sono circa il doppio (35%) di quelli che si registrano al Nord (18%). Al Nord, invece, risultano molto più numerosi (18%) i casi il cui valore scambiato tra corrotto e corruttore supera i 500.000 euro rispetto al Sud (9%).

La regione col maggior numero in assoluto di reati legati alla corruzione politica è la Campania, seguita dalla Lombardia e poi dalla Sicilia. Le regioni più “virtuose” sono la Valle d’Aosta e l’Umbria. “Circa la metà dei politici corrotti”, precisa però il RES “opera nelle regioni del Mezzogiorno”.

Spiega Rocco Sciarrone curatore scientifico del rapporto Res: “La Sicilia è una regione nella quale la rilevanza della corruzione politica è più alta assieme ad altre regioni nel Mezzogiorno, ma nell’Isola la corruzione politica sembra in crescita nel corso degli anni e, anche nell’Isola, si registra molto forte il rapporto con il mondo criminale. In modo particolare è più rilevante la presenta di organizzazioni criminali e c’è una connessione tra corruzione e criminalità organizzata“.

In Italia delinquere conviene“, commenta il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo, “nel nostro paese il Codice penale svolge una funzione di spaventapasseri: da lontano fa paura e poi quando ci sia avvicina ci si rende conto che è innocuo. La corruzione ha dimensioni impressionanti perché abbiamo apparati del tutto inidonei per affrontare questo fenomeno. L’attività principale di tutta politica negli ultimi vent’anni”, conclude Davigo, “è stata non di rendere più difficile la corruzione, ma di impedire le indagini e processi su questo fenomeno”.