Voto “Sì” se Renzi toglie il segreto di Stato

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“Giorni fa, durante il confronto sul referendum istituzionale tra Renzi e De Mita, un “sì” giovane per un “no” vecchio o viceversa, per un momento ho pensato che il più bravo (di molte incollature) moderatore tv di stampo napoleonico, Enrico Mentana, l’avrebbe detto invece che pensarlo solamente. Che cosa? Si sarebbe rivolto a Renzi con garbo spiritoso invitandolo con un “e adesso su, Matteo, abbraccia tuo padre Ciriaco”, per dare l’idea che è comunque tutta una grande famiglia… Sarebbe stato mediaticamente un inno all’unità nazionale assai più efficace di quello sventagliato dalle Alpi alle Piramidi dopo la nuova tragedia sismica che ha colpito il Paese, sbaragliando con il drammatico principio di realtà il meccanismo di ricopertura messo in atto da una politica vuota, certamente di governo come viene giustamente ribadito qui ogni giorno, ma temo spesso farlocca anche all’opposizione. Questo vuol dire che non voterò in occasione della manomissione maldestra della Costituzione sottoposta (“forse”, a questo punto…) al suffragio popolare? No, certo, e ribadisco per quel poco che vale la mia posizione di salvaguardia disperata, di “messa in sicurezza” della legge madre, non per sempre ma in attesa che gente migliore, in modo migliore e con sviluppi prevedibilmente migliori riveda le parti antiquate che gli stessi Padri costituenti ritenevano più che aggiornabili. E a proposito della generazione immediatamente successiva, muore Tina Anselmi, una donna e una figura politica assai rispettabile, e mi domando che nesso ci sia tra lei e una Boschi o prima una Gelmini…

Ma a questo punto credo molto seriamente di dover proporre al premier, che adesso nega ma finora ha “personalizzato” al cubo sia il referendum che questa stagione politica (il che può non essere un male, se hai lo spessore per farlo, problema che avvicina l’Italia al resto del mondo, cfr. i duellanti penosetti della Casa Bianca), un bel voto di scambio. No, per carità, niente fellatio né generi consimili: gli prometto (e a costo di stupirne le note abitudini gli giuro che mantengo le promesse…) che voterò “sì” a condizione che da subito, da oggi per onorare la memoria di Pasolini assassinato 41 anni fa perché già allora “sapeva ma non aveva le prove”, o al massimo da domani o dopodomani, Renzi tolga il segreto di Stato, formale o sostanziale, che ha messo da più di un anno sulla faccenda dei derivati, delle tossicità bancarie e insomma della “vera storia di questo Paese”, tra finanza, politica e delinquenza organizzata.

Voto “sì” a una riforma che mi scuote le membra, ma per il bene comune. Non starò qui a ripetere quello che qui, su “La Voce delle Voci” e in pochissimi altri luoghi giornalistici avete letto circa la perfetta sintonia tra l’operato di questo governo e la visione d’insieme espressa con mirabile chiarezza dalla JP Morgan, non esattamente il Vaticano né uno Stato sovrano, bensì ormai decisamente qualcosa di più. Mi basta che il premier scoperchi per gli italiani, a partire dai loro rappresentanti parlamentari a un centinaio dei quali è stato ripetutamente negato, il pentolone dei derivati, dei titoli tossici di 21 banche, di quello che è realmente accaduto alla più antica banca di esse, il Monte Paschi, ridotto a un colabrodo e a un probabile lavatoio di denari sporchi nell’ultimo periodo di volatilità (è quasi nobile dal punto di vista onomatopeico) in Borsa. Vorremmo sapere tutto, cosa che lui, Padoan e compagnia silenziosa avrebbero dovuto consentirci senza il mio personale sacrificio, che mi costringerà a votare come parecchi lacchè o diminutivi al seguito renziano (per carità, per il “no” non mi sfugge che suonino anche vecchi tromboni…). Che fa, Renzi, lo toglie?”. Oliviero Beha