La politica italiana non combatte mafia e corruzione

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“Non esiste mafia senza corruzione. Le mafie non sparano. Se uccidono lo fanno solo quando è strettamente necessario. Le mafie preferiscono pagare perché costa meno. Non hanno il problema del denaro ma di investire i milioni di euro provento del traffico di cocaina. Per le cosche è facile e normale corrompere un amministratore. Con l’ abbassamento della morale e dell’etica è come affondare il coltello in pezzo di burro”. Lo afferma in un’intervista al Fatto Quotidiano il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

“L’articolato di legge che abbiamo elaborato per aggredire maggiormente corruzione e mafie è nei cassetti del Parlamento, ma al momento nessuna forza politica lo ha preso in considerazione. L’articolato di legge che ho scritto assieme alla mia commissione è lì, a disposizione di tutti e conosciuto da tutti. Anche l’ultimo dei parlamentari e dei partiti può farlo proprio e presentarlo in Parlamento per vedere l’effetto che fa”, spiega.

“Credo che in alcune aree, anche se a macchia di leopardo, i padrini sono i mafiosi, i padroni sono i figli dei mafiosi che incensurati, laureati e professionisti, gestiscono la cosa pubblica come fossa cosa propria. Sono diventati classe dirigente. Le indagini degli ultimi anni ci dimostrano questo. Mentre prima erano i mafiosi ad andare dal politico con il cappello in mano, oggi sono i politici che nelle 48 ore prima delle elezioni, vanno a casa dei capimafia a chiedere voti per la paura di non farcela”.