Un italiano su tredici vive in povertà assoluta

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Secondo l’Istat i poveri in termini assoluti sono 4 milioni 598 mila, il numero più alto dal 2005. Per farsi un’idea, ci sono tanti poveri quanti i cittadini di tutto il Veneto. Le situazioni più difficili sono quelle vissute dalle famiglie del Mezzogiorno, dai nuclei di stranieri, da quelli in cui il capofamiglia è in cerca di un’occupazione o è operaio, dalle nuove generazioni. Al Sud, dove vive il 34,4% dei residenti d’Italia, si concentra il 45,3% dei poveri di tutta la nazione. Ma anche le aree del Centro e del Nord hanno vissuto un vistoso peggioramento dei propri livelli di benessere negli ultimi anni. È questa la triste fotografia scattata dal rapporto 2016 della Caritas sulla povertà ed sulla esclusione sociale.

Di media, l’età delle persone che si rivolge ai Centri Caritas è di 44 anni. Per la prima volta nel 2015, nel sud del Paese il numero degli italiani che chiede aiuto (66,6%) ha superato quello degli stranieri (57,2%). Tra gli stranieri prevalgono i cittadini di nazionalità marocchina (17,4%) e romena (15,4%).

Nel corso del 2015, le persone che si sono rivolte nei Centri di Ascolto promossi dalle Caritas diocesane o collegati con esse sono state 190.465. Per la prima volta risulta esserci una sostanziale parità di presenze tra uomini (49,9%) e donne (50,1%), a fronte di una lunga e consolidata prevalenza del genere femminile.

Un altro elemento inedito messo in luce e che viene stravolto il vecchio modello di povertà italiano. Oggi la povertà assoluta risulta inversamente proporzionale all’età, diminuisce all’aumentare di quest’ultima. La ricchezza media delle famiglie con capofamiglia tra i 18 e i 34 anni è meno della metà di quella registrata nel 1995. Mentre quella delle famiglie con capofamiglia con almeno 65 anni è aumentata di circa il 60%.

Anche nel 2015 i bisogni più frequenti, indistintamente da italiani e stranieri, sono quelli relativi a beni e servizi materiali (56,3%): viveri, vestiario, accesso alla mensa, servizi di igiene personale, ecc. Al secondo posto figurano le domande di sussidi economici, da impiegare soprattutto per il pagamento di bollette/tasse, canoni di affitto o spese sanitarie e richiesti in maniera più marcata da cittadini italiani (35,4%). Seguono poi le richieste riguardanti il lavoro, formulate soprattutto da stranieri (17,2%), le domande di alloggio (8,3%) e quelle inerenti prestazioni e/o l’assistenza sanitaria (7,4%).

In risposta al forte incremento della povertà assoluta in Italia per la Caritas “l’unica strada percorribile è quella di un Piano Pluriennale di contrasto alla povertà, che porti alla introduzione nel nostro Paese di una misura universalistica contro la povertà assoluta“. Inoltre appare “urgente attivare politiche del lavoro tese a contrastare la disoccupazione, in modo particolare quella giovanile”.


Commenti

  1. […] assoluta in Italia sono aumentate del 155%: nel 2007 erano 1milione ed 800mila mentre oggi sono 4milioni e 600mila. Povertà assoluta è il termine tecnico che indica la miseria: la vive – infatti – chi non […]

  2. […] 1,9 milioni di persone in povertà assoluta. Nel 2015 si registrano 3,1 milioni di disoccupati e 4,6 milioni di poveri assoluti. Negli ultimi anni, l’allargamento della povertà ha coinvolto in misura maggiore anche chi […]