La nostra Sanità sta morendo, chi difende il diritto alla salute?

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“Basterebbe che governo e regioni si occupassero delle sofferenze sociali come di quelle bancarie”. Questa è la rabbiosa analisi di Costantino Troise, segretario di Anaao Assomed, l’associazione dei medici dirigenti italiani del servizio sanitario nazionale. Il diritto ad essere curato in maniera appropriata ed in condizioni dignitose è diventato quasi un privilegio.

“Mentre il focoso dibattito sulle riforme costituzionali e sulla madre di tutti i referendum occupa pagine su pagine dei giornali, ore sui telegiornali, serate intere nei talk-show politici, è ri-esplosa la questione mai risolta dei pronto soccorso.
A discettare della Costituzione che verrà son tutti bravi, i critici da una parte ed i sostenitori dall’altra, ma del rispetto dell’attuale Carta Costituzionale ed in particolare dell’articolo 32 di cui dovremmo esser fieri nessuno parla. “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Ma chi ricorda, nel vociare dei contendenti, che il rispetto e l’applicazione dei diritti fondamentali sono non meno importanti delle modifiche degli assetti parlamentari? O riesce ad emettere uno striminzito “cinguettio” in loro difesa?
A leggere quello che accade nei Pronto Soccorso cittadini, ed in particolare quanto avvenuto all’Ospedale San Camillo di Roma, ci si chiede se coloro che dovrebbero difendere questi diritti conoscano lo stato comatoso della sanità pubblica. O pensano che 70.000 posti letto in dieci anni siano evaporati per un sortilegio e non per l’effetto della mannaia dei tagli che hanno introdotto negli ospedali pubblici più moderni posti barella, quando non sedie o scrivanie, in attesa del cartello solo posti in piedi.
Il dubbio è lecito dato che non crediamo che alcun giudice, anchorman, parlamentare o Ministro accetterebbe di morire in barella in un ambiente inappropriato insicuro e non dignitoso di un Paese civile.
Il nostro SSN sta precipitando, nel silenzio e nell’indifferenza, nel baratro dell’incapienza. Un’incapienza di posti letto, di medici, di infermieri, di spazi fisici, di risorse in conto capitale, di formazione. Siamo ai margini dell’Europa come numero di posti letto per mille abitanti, sotto la media UE per le risorse destinate alla Sanità. Il diritto ad essere curato in maniera appropriata ed in condizioni dignitose è diventato quasi un privilegio. Dall’addio al posto fisso alla fine del “letto fisso”.
A medici e infermieri spetta assumersi tutti i rischi ed assistere allo scempio quotidiano di un diritto fondamentale. Ai pazienti spetta invece il martirio che questo scempio comporta. Costretti a vivere lo stesso dramma su fronti contrapposti.
A tutti gli altri consigliamo un tour guidato quotidiano per capire che non è solo una radicale modifica costituzionale che può determinare un cambio di rotta. Basterebbe che governo e regioni si occupassero delle sofferenze sociali come di quelle bancarie”.