Il decalogo dell’antimafia

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Il centro studi Pio La Torre ha eleborato un decalogo di interventi necessari per implementare la normativa antimafia e renderla più adeguata per colpire il fenomeno mafioso e i suoi mutamenti in questa fase storica. Tra i punti in oggetto definire norme per colpire le mafie silenti, sommerse e gli operatori economici contigui; l’introduzione dell’aggravante della corruzione nel 416 bis; riaprire al livello europeo il dibattito sull’urgenza di istituire una Procura europea antimafia, antiterroristica e antitratta; la definizione della governance dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati.

“Ribadiamo con forza che l’aggiornamento del sistema legislativo va di pari passo con l’efficienza della sua applicazione – sottolinea Vito Lo Monaco, presidente del Centro La Torre. Non bastano norme migliori ma occorre anche un’applicazione migliore. L’impegno antimafia è una priorità politica ordinaria non emergenziale”.

1) Oltre il concorso esterno: definire norme per colpire le mafie silenti, sommerse e gli operatori economici contigui; rivedere la normativa che favorisce la ribellione al racket e migliorarne l’attuazione.
2) Introdurre l’aggravante della corruzione nel 416 bis, come proposto dalla DNA.
3) Modernizzare ulteriormente gli strumenti di indagine con l’introduzione delle nuove tecniche di captazione delle intercettazioni.
4) Configurare per legge l’equivalenza della pericolosità sociale ed economica tra “impresa corruttiva” e impresa mafiosa.
5) Prevenire la corruzione rendendo obbligatoria nei piani triennali delle opere pubbliche la mappatura e la valutazione del rischio di corruzione e di infiltrazione mafiosa.
6) Rafforzare gli strumenti di contrasto, gli organici della magistratura e delle forze dell’ordine; interloquire con tutte le forze che operano in campo internazionale.
7) Consolidare e integrare i sistemi informativi, coordinando tutte le banche dati che riguardano i procedimenti penali, le imputazioni, le inchieste in corso.
8) Definire la governance dell’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati, separando le funzioni tecniche e operative del Consiglio d’amministrazione da quelle di un comitato d’indirizzo al quale partecipino le associazioni antimafia e le forze sociali; rafforzare i nuclei di supporto al livello delle prefetture; definire limiti e norme per la nomina e la revoca degli amministratori giudiziari; trasferire la competenza sull’Agenzia presso la Presidenza del Consiglio per coordinare – d’intesa con i ministri dell’Economia, dell’Interno e della Giustizia – il sequestro, le confische, la valorizzazione sociale del bene, la tutela del lavoro e nel caso estremo la vendita del bene.
9) Riaprire al livello europeo il dibattito sull’urgenza di istituire una Procura europea antimafia, antiterroristica e antitratta come primo passo significativo per affrontare il complesso problema dell’armonizzazione delle legislazioni antimafia nazionali.
10) Approvare entro la fine dell’anno il ddl di modifica del c.d. Codice antimafia e avviare la procedura per elaborare un testo (“Codice Unico”) che coordini le previsioni processuali di diritto penale e sostanziale, la normativa antiracket e antiusura, le procedure di sequestro e confisca dei beni, le discipline dell’amministrazione giudiziaria, della gestione sociale dei beni confiscati o della loro vendita, del contrasto al riciclaggio e all’auto-riciclaggio.