Corruzione e mafia, due facce della stessa medaglia

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Corruzione e mafia in questo Paese sono due facce della stessa medaglia. La mafia nei salotti buoni c’è sempre stata e non ha mai smesso di tessere i suoi rapporti con la borghesia. Una saldatura, quella tra mafia-politica-imprenditoria e corruzione, che si realizza attraverso una sapiente trama di relazioni occulte. Se in passato erano le criminalità organizzate a fare pressione su colletti bianchi ed imprenditori oggi sono questi che aderiscono spontaneamente al paradigma mafioso. Prima l’imprenditore era vittima, adesso tra l’imprenditore e la mafia vi è un rapporto di reciproci vantaggi.

“La mafia, in qualsiasi sua forma non investe solo in droga, armi e prostituzione, ma anche nell’edilizia, nella sanità, nelle forniture di servizi e negli appalti. Si muove sul territorio con le buone o con le cattive maniere, controlla il sistema produttivo locale e questo non solo al sud, ma sempre più spesso anche al nord, Piemonte e Lombardia. Vige però un grave equivoco quando si parla di mafiosi nell’economia: che essi debbano essere per forza abili imprenditori. Non è così. Anzi, è raro che posseggano grandi capacità dal punto di vista strettamente economico, capacità manageriali e tecnico-finanziarie. I malavitosi mettono, invece, a frutto altre abilità e competenze che sono loro proprie, risorse di capitale. In questo sono molto bravi sono specialisti nell’uso della violenza e specialisti di relazioni sociali, intrecciano reti di complicità con veri imprenditori, liberi professionisti, funzionari della pubblica amministrazione che sono disposti ad entrare in affari e relazione con loro, perché ci guadagnano in termini economici o di competizioni elettorali. Avviene, insomma, uno scambio reciprocamente vantaggioso. E non è scontato che siano i mafiosi a cercare per primi gli imprenditori.

Durante la crisi economica di questi anni c’è stata una schiera di impresari che ha cercato rifugio nella criminalità organizzata, al fine di aggirare le proprie difficoltà finanziarie. La mafia ha potuto offrire servizi e sostegno, perché ha qualcosa che è molto appetibile in questo periodo, la liquidità, e può permettersi di fare credito. Il problema è che poi si fa sempre riconoscere con la brutalità e con il cannibalismo delle imprese che non è da sottovalutare. Perciò, noi dobbiamo impegnarci per combattere tutto questo, indagare su come funzionano politica ed economia, non pensare che la corruzione e la mafia siano due discorsi separati, perché, soprattutto in Lombardia, proprio la corruzione è stata l’autostrada che ha aperto le porte alla malavita. Insomma, ci vogliono sanzioni più severe, bisogna cambiare la mentalità nazionale ufficiosa della reputazione, secondo la quale, in particolare al sud, se un politico si accompagna ad un mafioso viene riconosciuto come un modello di successo, acquistando voti”. Rocco Sciarrone, professore associato di Sociologia generale all’Università di Torino, autore di diversi studi sul fenomeno mafioso, con particolare riferimento al radicamento e all’espansione territoriale dei gruppi criminali, ai meccanismi di riproduzione delle reti mafiose, ai rapporti di collusione e complicità con le sfere dell’economia legale, della politica e delle istituzioni


Commenti

  1. […] Spiega Rocco Sciarrone curatore scientifico del rapporto Res: “La Sicilia è una regione nella quale la rilevanza della corruzione politica è più alta assieme ad altre regioni nel Mezzogiorno, ma nell’Isola la corruzione politica sembra in crescita nel corso degli anni e, anche nell’Isola, si registra molto forte il rapporto con il mondo criminale. In modo particolare è più rilevante la presenta di organizzazioni criminali e c’è una connessione tra corruzione e criminalità organizzata“. […]