L’identikit del buon politico

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Quali sono i metri di valutazione di un politico?

Il buon politico deve possedere quattro qualità fondamentali.

1) La capacità – Si intendono l’abilità e la concretezza di rendere attuali le intenzioni politiche legate al suo pensiero. Si deve considerare la qualità principale perché un politico poco capace è sicuramente dannoso alla società, tanto che vale la regola che: “un buon politico di destra (sinistra) è migliore di un cattivo politico di sinistra (destra)”.

La storia insegna che un dittatore capace può essere più performante per la “sua” società (ed essere da essa amato) di un politico assolutamente incapace.

Oltre all’ideologia, sono importanti altri fattori come i valori morali e l’equilibrio della persona.

2) La moralità – Se io e Tizio stiamo dalla stessa parte, ma non lo stimo come uomo, dovrei essere fortemente tentato di desiderare che non si candidi (e di non votarlo se si candida) perché probabilmente sarei io stesso a pensare che sia meglio Caio (che io stimo) dell’altro schieramento. Le nostre scelte sono basate anche sui valori che abbiamo; pertanto un politico che abbia valori discutibili come persona potrebbe fare scelte discutibili (per esempio un politico troppo incline al fascino femminile potrebbe essere addirittura ricattato su questioni pubbliche per sue scelte private, ricordiamo, per esempio, i pettegolezzi su J. F. Kennedy).

Su questo punto il Well-being può essere di grande aiuto perché definisce esattamente l’importanza della legalità (qualità fondamentale per assicurare un livello di democrazia sufficiente, livello che nessun dittatore, per quanto amato dal suo popolo, riuscirà mai a garantire; la legalità è la garanzia che il politico operi per i cittadini e non per sé), dell’onestà (contrariamente a quanto si pensa, l’onestà è qualità distinta dalla legalità; è la qualità del politico che non inganna, pur rimanendo nella legalità, non fa promesse che non potrà mantenere, non è insomma un furbastro) e dell’equilibrio (una persona non equilibrata, violenta, insofferente al pensiero altrui come un arrabbiato sociale ecc. non sarà mai un buon politico).

3) No alla professione – Il politico non deve essere un politico di professione (cioè chi ha scelto di fare politica vita natural durante). Può sembrare strano, visto che sembrerebbe logico assimilare il lavoro del politico a quello del professore universitario, dell’operaio, del contadino ecc. C’è però una differenza fondamentale: nel caso del politico c’è un conflitto di interessi palese. Come può un soggetto esercitare una professione che amministra soldi pubblici, partendo dal presupposto che questa professione gli è necessaria per vivere? Come credere che non farà di tutto per non perdere il suo lavoro? Questo “fare di tutto” significa, di fatto, amministrare i soldi pubblici nell’ottica della propria professione. Se è abbastanza etico, cercherà di farlo nel modo più disinteressato possibile, ma pensare che possa farlo disinteressato al 100% è utopistico.

4) La didattica – Questa qualità è tipica della concezione che il Well-being ha della politica e indica la capacità del politico di educare i suoi cittadini facendoli progredire. Con le prime tre qualità, un politico è un politico “normale”, con la quarta è un grande politico che sa assumere anche posizioni impopolari per far progredire la società, migliorando i cittadini. La didattica è quella qualità che rende superata la suddivisione dell’elettorato fra destra e sinistra, conservatori e progressisti, ma propone quella fra un profilo alto del cittadino e uno basso. Il politico che vuole elevare il cittadino media progresso e conservazione con grande intuito del momento storico, evitando utopia nei progetti, ma usando il coraggio delle innovazioni utili. Sottolineo per l’ennesima volta che, senza una classe politica che voglia migliorare i cittadini, difficilmente si può ottenere un’accelerazione nel progresso sociale. Quindi, inutile parlare dei “grandi temi” quando poi il materiale umano che serve per attuarli è scadente.

Il giochino del politico – Mi piace riassumere questi quattro punti nel giochino del politico. Per capire se stimate o no un politico (il consiglio è di non votare mai chi non si stima, anche se avesse idee coincidenti con le vostre), chiedetevi se vi piacerebbe invitarlo a cena e se pensate che la serata possa essere veramente piacevole, a prescindere dalle eventuali differenze politiche.

Esistono buoni politici? Diciamoci la verità, i buoni politici sono rarissimi. Il punto su cui cadono è l’ultimo, la capacità di educare il popolo.

Il concetto è meno banale di quanto si pensi: poiché in democrazia vincono i numeri, se un politico si limita a cercare voti con il sostegno della maggioranza, ecco che sarà allineato con la media della popolazione, cioè sarà un mediocre, temendo sempre di perdere voti se osasse spiegare ai suoi elettori che anche loro devono progredire qua e là. In effetti, i cattivi politici sono abilissimi a colpire ciò che non va nei loro oppositori, ma quando sono al potere ecco che magicamente si allineano alla media della popolazione, senza mai contraddirla per paura di perdere la poltrona. In altri termini, perdono ogni potere educativo della popolazione.

Questo scenario è tanto più critico quanto meno il Paese è progredito sul piano dei diritti civili e del benessere perché proprio in questo caso servirebbe un’opera di educazione del popolo. Riassumendo: i buoni politici sono solo quelli che sanno educare la popolazione verso il futuro”.

La valutazione di un programma politico

A parole ogni politico è bravissimo e se, messo alla prova, sono i fatti che mostrano la sua reale abilità, giudicare un programma non è spesso facile perché si rischia di analizzare molte fumose (magari irresistibili) promesse. Un programma può contenere:

  • obiettivi
  • azioni
  • numeri.

I politici più scarsi si fermano agli obiettivi (giustizia sociale, ordine interno, meno tasse ecc.); in sostanza pretendono che il cittadino si fidi della loro parola e firmi loro un assegno in bianco. Hanno grande successo quanto più l’interlocutore è razionalmente scarso.

Politici più bravi spiegano come realizzare gli obiettivi, cioè indicano azioni. In tal modo il cittadino può già intuire come si muoverà il politico.

Infine, i politici più efficienti sono quelli che spiegano le azioni con i numeri. Ridurre le tasse è un obiettivo; compensare gli introiti persi con la riduzione con una maggiore lotta all’evasione è un’azione; se però manca un numero, nessuno può capire l’efficienza del politico perché un conto è ridurre le tasse dello 0,1% e un altro è farlo del 3-4%!

Si noti che i numeri che contano sono quelli che seguono l’azione; i numeri che sono “obiettivi” non contano: promettere un milione di posti di lavoro non conta nulla, se non si spiega come farlo!

E il cittadino? È già tutto spiegato nella pagina dell’impegno sociale.

L’azione di governo

Una volta al governo, non è facile bocciare o promuovere un politico e spesso il voto viene dato solo per partigianeria politica. Occorre ricordare che la società è uno scenario incerto (ved. Migliora la tua intelligenza). Diffidate di quelli che vogliono “dimostrare” di avere ragione. Sinteticamente, in uno scenario incerto ciò che conta sono gli indizi valutati con coerenza, non esistono “prove” o “dimostrazioni”.

Supponiamo che durante il governo di Tizio la disoccupazione passi dall’8 al 10%, il PIL diminuisca del 3%, il reddito pro capite di 150 euro ecc. Se concludete che Tizio è “certamente” da bocciare non siete razionali. Queste correlazioni negative fra gli indicatori e il periodo di Tizio non sono prove della sua incapacità, ma sono indizi. Con un’analisi più approfondita si potrebbe scoprire che negli altri Paesi europei la disoccupazione è raddoppiata, il PIL è sceso del 10%, il reddito pro capite è diminuito di 300 euro ecc.: in questo caso Tizio sarebbe un genio!

Quello che noi possiamo fare è quindi scoprire più indizi in grado di indicarci la strada.

(Fonte albanesi)