Gli infami di Melito Porto Salvo

melito-porto-salvo-stupro

Quanto accaduto a Melito di Porto Salvo è agghiacciante. È drammatico il racconto che la ragazza di 13 anni violentata per tre anni dal branco a Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria: “Di giorno in giorno non se ne sono accorti proprio di niente…quindi ero un po’ arrabbiata con loro di questo perché comunque come fai a non accorgertene che tua figlia sta attraversando un periodo difficile”. Il Procuatore Cafiero De Raho, ha detto: “Questo territorio sconta un ritardo costante. C’è una mancanza di sensibilità. Anche i genitori sono stati omertosi. Tutti sapevano”.

Alla fiaccolata di solidarietà nei confronti della ragazza, la gente del paese non c’è stata, seguendo un copione ed un rituale già visti e secondo quanto accade nella miglior tradizione legata a contesti di infima ignoranza ed omertà: “La ragazza se l’è cercata!, è una prostituta”. Ritornello “giustificativo”, alibi pietoso già sentito in altri casi simili. Il paese, il suo paese di diecimila anime l’ha abbandonata.

Eccoli i nomi e cognomi di questi infami. Uno stupratore si chiama Giovanni Iamonte (30 anni), “rampollo di un esponente di spicco della locale cosca della ’ndrangheta, soggetto notoriamente violento e spregiudicato”. Un altro stupratore si chiama Antonio Verduci (22 anni), ed è figlio di un maresciallo dell’esercito. Un altro stupratore è Davide Schimizzi (22 anni), fratello di un poliziotto. Intercettato durante le indagini, chiede consigli proprio a lui. E li ottiene: “Quando ti chiamano, tu vai e dici: non ricordo nulla! Non devi dire niente! Nooooo. Davide, non fare lo ”stortu”. Non devi parlare. Dici: guardate, la verità, non mi ricordo. E come fai a non ricordare? Devi dire: sono stato con tante ragazze, non mi ricordo!”. Gli altri infami sono: Daniele Benedetto (21), Pasquale Principato (22), Michele Nucera (22) e Lorenzo Tripodi (21).