L’Italia non è un Paese per neonati

culla vuota

La riduzione delle nascite è un fenomeno che riguarda tutti i Paesi industrializzati. L’Italia, però, riesce a fare peggio degli altri: 488mila nati nel 2015, quando negli anni ’60 superavano il milione. In Italia una donna su cinque, tra le 40-44enni, non ha figli. Ci batte la Svizzera.

E anche la prospettiva non è rosea. Eurostat ha calcolato che nel 2080 saremo appena 39 milioni di abitanti, con un’età media elevatissima. In Italia il tasso di fecondità totale, cioè il numero medio di figli per donna, è 1,37 (in Francia si attesta attorno ai 2,00). Nel 1995 abbiamo toccato quota 1,19. E se torniamo indietro di un altro decennio, nel 1986, il tasso era di 1,37, come adesso. Non solo: l’età media al primo parto continua a spostarsi in avanti (ormai siamo vicini ai 31 anni, ben sei in più rispetto agli anni ’70).

C’è incertezza sul futuro e la famiglia paga le cause non mettendo più al mondo figli. Gli italiani farebero volentieri più figli ma non ce la fanno più a mantenerli a causa del costo della vita, del pochissimo lavoro disponibile e delle tasse assurde che sono costretti a pagare. Chi voleva tre figli si accontenta di due, chi ne voleva due si accontenta di uno, chi ne voleva almeno uno finisce per non averne. I progetti di famiglia in Italia ci sono, ma si osserva una posticipazione delle scelte di vita, sempre più accentuata dalla crisi.

Se vogliamo evitare di scomparire, se non piace l’idea che l’Italia diventi una nazione meticcia, sarà necessario rivedere le politiche per la famiglia.

figli in italia


Commenti

  1. […] esserne protagonista dovrebbe maggiormente concentrare le proprie energie su: politiche pubbliche e demografiche, politiche economiche finalizzate alla crescita, investimenti in istruzione e ricerca e […]