Rio 2016, l’Olimpiade sporca di sangue

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Il 3 agosto i riflettori di tutto il mondo si riaccendono su Rio de Janeiro, città che ospita i prossimi Giochi Olimpici. Un paese dove i diritti umani sono a rischio, in particolare per le fasce più emarginate della popolazione ed è immaginabile un aumento della violenza da parte della polizia nelle prossime settimane, in quella che si configura ancora una volta come un’operazione di pulizia sociale ed etnica in preparazione del nuovo mega-evento sportivo. Ogni anno in Brasile sono 30.000 i giovani uccisi. Nel 77% dei casi sono giovani neri. La denuncia di Amnesty International che chiede alla Commissione per la Sicurezza di Rio 2016, responsabile di tutte le operazioni di sicurezza nell’ambito delle Olimpiadi, di fermare questo massacro.

“I numeri allarmanti sugli omicidi commessi dalla polizia nel maggio 2016, pubblicati alla fine di giugno dall’Isp (Istituto di Sicurezza Pubblica), confermano l’allarme che Amnesty International Brasile ha ripetutamente lanciato relativamente all’aumento della violenza della polizia e di altre violazioni dei diritti umani nel contesto dei Giochi Olimpici. Secondo l’Isp, nella sola città di Rio de Janeiro si sono registrati 40 omicidi dovuti alle azioni di polizia nell’ultimo mese di maggio, un aumento del 135% comparato con i 17 morti nello stesso periodo dello scorso anno. Nello Stato di Rio de Janeiro questo numero è passato da 44 a 84, evidenziando un aumento del 90%.

Finora la maggior parte degli omicidi commessi dalla polizia non è stata oggetto d’indagini. Le autorità devono ancora emanare linee guida per formare le forze di polizia all’uso delle cosiddette ‘armi non letali’ e tendono a considerare i manifestanti alla stregua di nemici pubblici.

Nella fase di preparazione per la Coppa del mondo del 2014 si sono registrate crescenti limitazioni e violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza brasiliane. Dal 2013, in tutto il Brasile, le forze di polizia hanno fatto uso della forza in modo non necessario ed eccessivo per disperdere proteste che erano per la maggior parte pacifiche, anche attraverso l’uso delle cosiddette armi “meno letali”. Questa repressione ha portato ha portato al ferimento e all’arresto arbitrario di centinaia di persone, fra queste giornalisti e attivisti dei mezzi di comunicazione.

Alla vigilia di un altro mega-evento sportivo a Rio de Janeiro, le autorità continuano a sbagliare in maniera inaccettabile nel controllo dell’uso della forza letale da parte degli agenti e nel garantire sicurezza a tutti gli abitanti della città, in particolare a quelli che vivono nelle favelas. È una tragedia che si sta consumando dal 2014, quando il numero degli omicidi commessi dai poliziotti aumentò del 40% a Rio de Janeiro nell’anno della Coppa del Mondo”.