Ecomafie: Tre reati ogni ora contro l’ambiente

Ecomafie

Aumentano gli illeciti nell’agro-alimentare e incendi, calano i reati nel ciclo dei rifiuti. Nel 2015 il “fatturato” delle ecomafie è sceso di tre miliardi. Il ciclo del cemento è il vero business nel Lazio. Resta la morsa dell’ecomafia nel Mezzogiorno, mentre la corruzione dilaga in Lombardia. I roghi hanno distrutto 37.000 ettari di Italia. Il rapporto Ecomafia 2016 di Legambiente.

Nel 2015 accertati 27.745 reati ambientali, più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Sono 188 gli arresti, 24.623 le persone denunciate e 7.055 i sequestri. Crescono gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e gli incendi che hanno mandato in fumo più di 37.000 ettari, più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso. Dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente ha contato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. In calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti.  Costruiti illegalmente 18mila immobili.

Resta la morsa dell’ecomafia nel Mezzogiorno. Nonostante il calo complessivo dei reati nel 2015, cresce l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), dove se ne sono contati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale (nel 2014 l’incidenza era del 44,6%). Il Lazio è sempre la prima regione del centro Italia, la Liguria è la prima del Nord.

Preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare: nel corso del 2015 sono stati accertati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore complessivo dei sequestri effettuati ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più alto di infrazioni penali è stato riscontrato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre tra le tipologie specifiche di crimini agroalimentari la contraffazione è tra le più diffuse e colpisce principalmente i prodotti a marchio protetto, come l’olio extravergine di oliva, il vino, il parmigiano reggiano e così via.

La corruzione fenomeno dilagante, è l’altra faccia delle ecomafie. La Lombardia è la regione con il numero più alto di indagini. Continua in maniera marcata il controllo degli ecomafiosi tra le aree boschive e agricole. Il business dell’ecomafia, in calo dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace, è di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi).

Ma per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, è il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia. Senza dimenticare che la criminalità organizzata continua la sua pressione nelle aree boschive e agricole, e nel mercato illegale del legno, del pellet e della biodiversità.

“Anche quest’anno il Rapporto Ecomafia”, dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, “ci racconta il brutto dell’Italia, segnata ancora da tante illegalità ambientali, ma in questa edizione 2016 leggiamo alcuni fenomeni interessanti che lasciano ben sperare. Dati e numeri, in parte in flessione, che dimostrano quali effetti può innescare un impianto normativo più efficace e robusto come i nuovi ecoreati, in grado di aiutare soprattutto la prevenzione oltreché la repressione dei fenomeni criminali. La prevenzione è la moneta buona che scaccia quella cattiva: è necessario creare lavoro, filoni di sviluppo economico e produttivo nei territori più a rischio, sostenere le centinaia e centinaia di cooperative e di imprese, che anche nel sud stanno cercando di invertire la rotta, puntando su qualità ambientale e legalità. E nel prevenire le ecomafie, oltre all’impegno dei territori e dei singoli cittadini, è importante una presenza costante dello Stato che deve essere credibile e dare risposte sempre più ferme, perché quando lo Stato è assente la criminalità organizzata avanza con facilità invadendo i territori, l’ambiente e le comunità locali. Quando invece lo Stato è presente, difficilmente gli ecomafiosi possono rubare e uccidere il nostro futuro”.