Chi è la scimmia, il primitivo?

Amedeo Mancini

Lo psicologo ed insegnate di Psicopatologia dello Sviluppo all’Università di Roma, Prof. Massimo Ammaniti, intervistato da Il Mattino.

“L’Italia è un Paese dove, come in tutto il mondo, in modi diversi si dispiega e prevale la violenza. A volte di gruppo, come con Boko Haram o per una malintesa idea di Islam, altre volte individuale, il che è anche peggio. Perché vuol dire esser permeati fin nell’intimo dall’idea per cui colui che è percepito come diverso sia disumano. Una minaccia, che anche il singolo deve annientare, attaccando. Poi arrivano dichiarazioni come quella di Salvini – non doveva essere ucciso ma il problema degli immigrati esiste – ed allora è terribile. Frasi così non hanno niente a che fare con la politica, sono una sorta d’induzione diretta al razzismo. Deve allarmare molto il diffondersi di sentimenti che alimentano razzismo e violenza. Perché si allargano a macchia d’olio, e penetrano in tutti gli strati sociali, nei periodi di crisi economica e sociale. Sono alla base di quel che di tragico è avvenuto in Europa, in Inghilterra con l’uccisione di Jo Cox, con i muri anti immigrati di Ungheria e Austria, con le reazioni dei poliziotti bianchi contri i neri in Usa. In quei casi non si vede più il ‘noi’ ma solo l’io che si sente minacciato da qualcuno non più visto come portatore di una storia personale, o passato attraverso peripezie indicibili, con un suo mondo di affetti, progetti e pensieri.
Mi viene in mente Ernesto De Martino quando scriveva della crisi di presenza umana delle società primitive. Quando si manifesta, è come se secoli di civiltà e storia fossero cancellati. E dovremmo interrogarci anche su alcune caratteristiche del nostro cervello: ha alcune aree legate a reazioni irrazionali che non sono sufficientemente modulate dalle zone frontali e perifrontali, più evolute e recenti. Forse varrebbe la pena indagare meglio sui pericoli insiti nel cervello umano quando riemergono istinti primitivi non canalizzati.
C’è anche un deficit dell’educazione, dell’allenamento all’altro. Che porta a precipitare allo stadio dei comportamenti tribali, di singoli individui intenti a marcare e difendere il territorio. Abbondano anche da noi, più numerosi dopo la Brexit, i paladini di un fuorviante presunto senso d’italianità che diventa rapidamente razzismo. Purtroppo hanno anche facile presa, perché più si smarrisce la capacità di comprensione critica dei processi storici complessi, più si afferma il messaggio scandito da parole semplici e rozze. E quando si fa appello ai sentimenti viscerali, più facilmente prevalgono odio e paura.
Il profilo psicologico dell’uccisore del giovane nigeriano è una persona che partecipa delle caratteristiche descritte prima a proposito delle società arcaiche. Lui dà della scimmia africana alla donna per offenderla, per rimarcarne la presunta primitività, ma il vero primitivo è lui. Si sente esponente di un’improbabile modernità, di cui in realtà ha imparato solo la logica della sopraffazione e dell’intolleranza. Inoltre è un essere terrorizzato dagli altri. Incapace di vera socialità. E reagisce a questo seminando lo stesso clima di terrore che avverte, crescente, dentro di sé.
Il modo di evitare tutto è sempre la stessa, dimostrare che la ragione umana è più forte di tutto. Francisco Goja aveva visto giusto dicendo che il sonno della ragione genera mostri. E una bella lezione ai presunti paladini dell’italianità che distruggono chiese, sputano insulti razzisti e aggrediscono uccidendo, ce la dà la moglie del povero Emmanuel, che ha deciso di donare gli organi del giovane marito. A qualche italiano, che sopravviverà grazie a lui”.