Il crac della sanità pubblica sarà inevitabile

Servizio Sanitario Nazionale

Il “Ssn è alla deriva e rischia di sparire. Nel 2025 serviranno 200 miliardi”. È l’allarme lanciato dalla Fondazione GIMBE durante la presentazione del Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale 2016-2025, che sintetizza i risultati di studi, consultazioni e analisi indipendenti condotti nell’ambito della campagna #salviamoSSN. Secondo Gimbe con gli attuali tassi di crescita della spesa (pubblica e privata) per il Ssn nei prossimi 10 anni le risorse a disposizione saranno di 170 miliardi. Si rischia un vero e proprio cortocircuito.

“L’attuale deriva del Servizio Sanitario Nazionale non consegue a un disegno occulto di smantellamento e privatizzazione, ma alla mancanza di un preciso disegno per salvaguardare una sanità pubblica, già sofferente prima della crisi economica e oggi agonizzante per la continua riduzione del finanziamento. Il Rapporto GIMBE  affronta in maniera indipendente e con un prospettiva decennale il tema della sostenibilità del SSN, ripartendo dal suo obiettivo primario, ovvero “promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone”, tenendo ben presente che la sanità rappresenta sia un considerevole capitolo di spesa pubblica da ottimizzare, sia una leva di sviluppo economico da sostenere.

Analizzati i trend della spesa pubblica, della compartecipazione alla spesa e dell’incremento delle addizionali regionali IRPEF ed esaminate le numerose criticità della sanità integrativa, il Rapporto GIMBE aggiorna al 2015 l’impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica: € 24,73 miliardi erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza.

Il Rapporto GIMBE considera spreco tutto ciò che non migliora gli outcome di salute perché un sistema sanitario deve ottenere il massimo ritorno in termini di salute dalle risorse investite secondo il principio del value for money. Di conseguenza, abbiamo sviluppato un framework di sistema per guidare il processo di disinvestimento da interventi sanitari inefficaci, inappropriati e dal basso value e riallocare le risorse recuperate in interventi efficaci, appropriati e dall’elevato valuesotto-utilizzati, causa di iniquità e diseguaglianze.

Secondo le nostre stime nel 2025 il fabbisogno del SSN sarà di 200 miliardi di euro, cifra che può essere raggiunta solo con l’apporto costante di tre “cunei di stabilizzazione”: l’incremento della quota intermediata della spesa privata, un piano nazionale di disinvestimento dagli sprechi e, ovviamente, un’adeguata ripresa del finanziamento pubblico.

piano di salvataggio del SSNIl “piano di salvataggio” del SSN proposto dalla Fondazione GIMBE è compatibile con lo status economico del Paese e potenzialmente favorito dal nuovo testo costituzionale che riporta allo Stato competenze fondamentali in materia sanitaria. Tuttavia, per una sua efficace attuazione, la sanità pubblica e più in generale il sistema di welfare devono essere rimessi al centro dell’agenda politica al fine di sintonizzare programmazione finanziaria e sanitaria e attuare le necessarie “innovazioni di rottura”.

Se vogliamo realmente salvare il SSN abbiamo poco tempo: dopo aver raccolto per anni inequivocabili evidenze sulle diseguaglianze regionali, sulla scarsa qualità dell’assistenza, sulle iniquità di accesso alle prestazioni e sulla rinuncia dei cittadini alle cure, oggi iniziamo a vedere i primi disastrosi effetti anche sulla mortalità, un dato che dovrebbe muovere senza indugi coscienza sociale e volontà politica”. Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE