Un bambino su 9, nel mondo, vive in zone di guerra

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Nel mondo 462 milioni di bambini e adolescenti, pari a un quarto della popolazione globale in età scolare (3-18 anni) vive in paesi colpiti da crisi umanitarie. Un sesto di essi, ossia 75 milioni, hanno un disperato bisogno di aiuto per riprendere le attività scolastiche. Il mondo si trova oggi di fronte ai livelli più allarmanti di bisogno di aiuti umanitari dai tempi della Seconda guerra mondiale.

In tutto il mondo, più di 37 milioni di bambini della scuola primaria e secondaria inferiore non frequentano la scuola, perché le strutture scolastiche sono continuamente costrette a chiudere in conseguenza di conflitti e disastri naturali.

Secondo i dati diffusi dall’UNICEF, ogni giorno 4 tra scuole e ospedali sono colpiti o occupati da forze militari o gruppi armati. Nella sola Siria più di 6000 scuole sono inagibili perché colpite dalle bombe, occupate da truppe militari o utilizzate come rifugi di emergenza. I governi e gli altri soggetti coinvolti devono garantire urgentemente la tutela di scuole e ospedali, in ottemperenza del diritto internazionale umanitario e della normativa internazionale sui diritti umani.

Questi bambini hanno il doppio delle probabilità di morire prima di compiere 5 anni per cause che potrebbero essere evitate, rispetto ai loro coetanei che vivono in paesi anche molto poveri ma in pace.

Anche i cambiamenti climatici sono una minaccia sempre più rilevante: oltre mezzo miliardo di bambini vivono in aree in cui si verificano frequenti episodi di inondazioni e circa 160 milioni vivono in zone esposte ad alto o altissimo rischio di siccità.

Per cercare di contrastare la situazione, occorre raccogliere fondi da destinare a progetti per ripristinare le scuole e le lezioni. Il rapporto “Education Cannot Wait” pone come obiettivo lo stanziamento di di circa 4 miliardi di dollari per raggiungere 13,6 milioni di bambini entro cinque anni e 75 milioni entro il 2030. L’Appello umanitario globale dell’UNICEF per il 2016 è stato finora finanziato dalla comunità internazionale solamente per un quarto della somma richiesta.

Spiega Afshan Khan, Direttore dei Programmi di Emergenza dell’UNICEF:A milioni di bambini viene negata la possibilità di andare a scuola. L’istruzione è una misura di primaria importanza per i bambini, che garantisce loro l’opportunità di apprendere e giocare, anche tra colpi di arma da fuoco e granate. Quest’anno, un quarto del nostro appello è destinato a sostenere l’istruzione. Istruire le menti dei bambini e dei giovani significa dare loro speranza così che possano immaginare un futuro migliore per se stessi, per le loro famiglie per la società; significa aiutarli ad interrompere il ciclo di una crisi cronica”.

Nel corso del 2015 l’intervento umanitario dell’UNICEF ha raggiunto milioni di bambini:

  • 22,6 milioni di persone hanno ottenuto accesso all’acqua potabile in situazioni di crisi
  • 11,3 milioni di bambini sono stati vaccinati contro il morbillo
  • 2 milioni di bambini hanno ricevuto cure per le più gravi forme di malnutrizione
  • 2 milioni di bambini hanno ricevuto sostegno psicologico
  • 4 milioni di bambini che hanno potuto accedere a forme di istruzione formale e informale in condizioni di emergenza.