Malasanità Italiana: I numeri ufficiali

Malasanità Italiana

Il numero delle denunce per malasanità in Italia nei confronti dei professionisti negli ultimi 25 anni è cresciuto del 300%. Le cause pendenti sono addirittura 12.000. La cifra totale di tutte le richieste per i danni ammonta a una cifra superiore a 2,5 miliardi di euro.  E ben 13 miliardi è la spesa che lo Stato deve pagare per la cosiddetta “medicina difensiva”. Si entra negli ospedali per essere curati, per ricevere assistenza e spesso invece, fra errori e diagnosi ritardate le condizioni si aggravano e la guarigione diventa una chimera.

Negli ultimi sette anni, tra il settembre del 2005 e il dicembre del 2012, nel Belpaese ci sono stati 26 interventi chirurgici in cui, per qualche errore, è stata operata la parte destra invece della sinistra (un occhio, un braccio o una gamba). Ben 16 sono state le operazioni su un paziente che invece era in attesa per un altro tipo di intervento. Ben 159 volte è stato dimenticato del materiale chirurgico (un attrezzo, una garza …) che ha portato a 135 decessi. Altro dato che emerge è il numero delle cadute che ha portato gravi danni o morte: 471.  Sono solo alcuni dei numeri della malasanità italiana raccolti tramite il Simes, Sistema informativo per il monitoraggio degli errori in Sanità.

Il problema però non è solo italiano. Nell’Ue 1,7 milioni di persone di un’età inferiore ai 75 anni sono morte nel 2013: 577.500 di questi decessi, ovvero il 33,7%, si sarebbero potute evitare con cure sanitarie ottimali, viste le conoscenze e le tecnologie mediche. L’Italia è al 33%. Le quote più alte dei decessi evitabili in Ue si sono registrate in Romania e in Lettonia, rispettivamente 49,4% e 48,5%. I dati di un report pubblicato da Eurostat individuano come Stati più “virtuosi”, ma comunque segnati dalla piaga della malasanità, la Francia (on il tasso più basso di morti evitabili, 23,8%), la Danimarca (27,1%), il Belgio (27,5%) e l’Olanda (29,1%).