Renzi premier 2018, Boschi Premier 2023

Renzi-Boschi

“Quorum visto col binocolo, 32% di affluenza. Tutto come da (mio) pronostico. Fidatevi di me, ragazzi: non sbaglio neanche quando voglio. Soprattutto quando voglio. Nella politica e non solo nella politica. Vi avevo detto “quorum mai nella vita, prevedo un 35%”. Ho sbagliato di appena 3 punti: era facile. Eppure anche stavolta c’era chi credeva nel quorum: che sognatori inguaribili. Forse erano gli stessi che, nel 2014, scrivevano ‪#‎vinciamonoi‬ e si incazzavano se osavi ricordargli che contro Renzi non avrebbero vinto neanche a PES. Già che ci sono, vi ribadisco altri pronostici sicuri. Le amministrative le vincerà Renzi (quasi ovunque). Referendum trivelleIl referendum costituzionale lo vincerà Renzi (anche se non c’è quorum e qualcosa può cambiare). E le prossime politiche le vincerà Renzi (sicuro). Prendetene atto: alla maggioranza degli elettori, soprattutto over 55/60, Renzi piace. O comunque fa meno schifo degli altri politici.
Voi siete convinti che la maggioranza degli italiani si informi e si arrovelli su scandali e Trivellopoli: ma de che? Berlusconi è durato vent’anni, e anche allora tutti a dire “Eh ma gli italiani ormai hanno capito”: come no. Con Renzi e renzismo sarà lo stesso. Nel 2013, in un libro, ho raccontato i disastri che avrebbe fatto la generazione – la mia – dei paninari invecchiati una volta conquistato il potere: eccola qua. Oggi, su Twitter, qualche renziano di grido (va be’) insultava Emiliano e diceva “ciaone” a chi aveva votato.
Il livello è questo: “ciaone”. Roba da asilo nido, da “specchio riflesso”: roba da sfigati cosmici. Questi non sono governanti: sono bimbominkia tragicomici. Faranno più danni della grandine. E la maggioranza degli elettori glielo permetterà, un po’ per ignavia e un po’ per complicità: Renzi premier 2018, Boschi Premier 2023. Agili.
Un’affluenza così stitica, per un referendum che non era nato come “politico” ma che fatalmente lo è diventato, è figlia naturale di alcuni fattori. 1) Disinformazione in servizio permanente. 2) Disaffezione per la politica, che in Italia tocca l’apice (a parte rari casi) coi referendum. 3) La sensazione, diffusa e sbagliata, che “di questa roba complicata non me ne frega un cazzo”. 4) Il sostanziale menefreghismo di larga parte degli italiani. Tutto come previsto. E vi dirò: il 32% neanche è poco, in Italia. Magari può germogliare nel tempo, se non vi arrenderete (e loro non vogliono altro). In ogni caso è stato giusto votare. Come sarà giusto, benché consci (almeno io) di far parte di una minoranza, continuare a denunciare la crescente rumenta di questo governo. Vamos.
(Gioite: non canterò “Gelato al cioccolato”. Vi è andata bene. Del resto, se non fossi stato certo dell’esito finale, mica mi sarei esposto così)”. Andrea Scanzi