Redditi dei politici: Sono irregolari 7 su 10

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Secondo il progetto “Patrimoni trasparenti” realizzato da Open Polis (che ha preso in esame parlamentari e membri del governo), il 72,3% dei 963 politici presi in considerazione pubblica informazioni incomplete, il 21,4% dichiara i propri redditi in maniera sufficiente, mentre solo il 6,3 fornisce informazioni totalmente complete. Inoltre, appena il 28% presenta una dichiarazione in tutte le sue parti. Solo una minoranza dei politici ha scelto di pubblicare documenti dettagliati: appena il 28% diffonde la dichiarazione dei redditi in tutte le sue parti, il 24% specifica i dettagli catastali di terreni e fabbricati e il 28% rendiconta contributi e spese della campagna elettorale. Il record della poca trasparenza va ai Conservatori e riformisti di Fitto (100%), seguiti da Forza Italia (92,8) e Lega (89,2). Più virtuoso è invece l’M5S (55,1), seguito da Aut-Psi (66,6) e Pd (72,5).

Oltre il 70% dei politici analizzati ha dichiarato per il 2014 un reddito fra gli 80 e 150mila euro , corrispondente alle indennità di mandato. Gli altri hanno avuto entrate superiori in virtù di altre fonti di reddito. In 10 superano il milione di euro. La ricchezza è distribuita in modo diverso se analizziamo i gruppi parlamentari, i più “ricchi” sono i senatori di Gal con oltre 400.000 euro di media mentre all’estremo opposto della classifica troviamo i 5 stelle con poco più di 80.000 euro. 

In contemporanea alla carica di parlamentare, ministro o sottosegretario, quasi il 14% dei politici nazionali ricopre anche incarichi all’interno di società e aziende di vario tipo. Nel 2014 hanno (o hanno avuto) incarichi in società 49 senatori, 83 deputati e 6 esponenti di governo. Tra questi, si contano ruoli multipli per 21 senatori, 26 deputati e 5 esponenti di governo. Le cariche di amministratore delegato sono 21 al senato, 30 alla camera e 1 tra i membri di governo. Il numero maggiore di incarichi multipli ricoperti dalla stessa persona è 23 alla camera, seguito da un altro deputato che ha 15 incarichi, e un senatore che ne ha 11.

Uno degli aspetti dove si registra la maggiore opacità riguarda contributi e spese elettorali. La scarsità di dati e la loro eterogeneità rende quasi impossibile fare un’analisi complessiva. Solo il 40,4% della classe politica, infatti, presenta un rendiconto economico tra i contributi ricevuti dal partito e le spese sostenute per la campagna. Il gruppo che mediamente ha speso di più per le campagne elettorali dei singoli è Fdi alla camera (€ 29.910,98) e Ap (Ncd-Udc) al senato (€ 30.023,47). Nella classifica delle spese medie al secondo posto ci sono alla camera Ap (Ncd-Udc), con 16.130 euro e Scpi al senato con 22.519 euro. Il gruppo con le cifre più basse è sia alla camera che al senato l’M5S, con rispettivamente 662 e 455 euro spesi in media dai propri eletti.

Questi risultati segnano una sconfitta per il decreto sulla trasparenza, approvato nel febbraio 2013 dal governo di Mario Monti: “A chi non pubblicherà la propria situazione patrimoniale complessiva sarà corrisposta una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10 mila euro”. Recitava la circolare che ancora si trova sul sito di Palazzo Chigi.