Siamo quello che votiamo

faccia da culo

“Ciò che dice Colombo nell’intervista rilasciata a “Il Fatto Quotidiano” mi sembra confermi l’analisi da me a più riprese sottolineata in vari interventi.
Il problema è il rapporto osmotico tra governati e governanti.
La classe politica viene scelta dai governati e rappresenta esattamente la proiezione di ciò che essi sono.
Un popolo produce una classe politica speculare al proprio modo di essere.
È inutile non guardare questa sia pur triste verità.
Venti anni di “berlusconismi” vari trasformatisi ora in “renzismi” sono la dimostrazione del teorema.
Siamo quello che votiamo.
La maggioranza degli italiani è irrazionalmente agganciata alla cultura del più inossidabile camaleontismo.
Da moltissimi lustri gli italiani sono stati proni a concepire la cosa pubblica come strumento di clientela.
Abbiamo prodotto il fascismo (all’epoca del duce l’Italia e gli italiani in maggioranza lo appigiarono), il periodo degli scandali di tangentopoli della cosiddetta Prima Repubblica, il berlusconismo (paradossalmente forse uno dei pochi periodi storico-politico in cui il leader non riusciva a mentire rispetto ai suoi scopi personali – era lapalissiani), i governi tecnici decisi in segrete stanze di palazzo, il renzismo che altro non è che un “berlusconismo” sotto mentite spoglie.
Insomma, siamo quello che mangiamo, come dice un antico detto.
Siamo pronti a criticare il vicino di casa ma mai a mettere in dubbio il nostro operato.
È tutto questo, come dice Enrico Colajanni (presidente dell’associazione antiracket “Libera Futuro”), vale anche per il fenomeno mafioso.
Amiamo girarci dall’altra parte, se non, a volte, metterci a braccetto del mafioso di turno.
La speranza?
Penso sia l’ultima a morire ma sicuramente è nella fase terminale della sua malattia”. Libera Futuro