Duilio Poggiolini, dai 26 milioni di euro alle stalle

Duilio-Poggiolini

Basta una foto a dar ragione al detto che “più in alto salirai e più rovinosa sarà la caduta”. L’istantanea è di qualche giorno fa e il lettore l’ha vista pubblicata su giornali e web. Documenta lo scandalo di una casa per anziani abusiva. Sullo sfondo di stanze sovraffollate, letti sfatti, bagni stretti e senza finestre, medicherie con i cassetti zeppi di psicofarmaci, un uomo di 86 anni, un povero vecchio stretto in un cappotto liso e sorretto da due agenti. Una vittima, un anziano maltrattato e forse solo, che non può non suscitare tenerezza e riprovazione per le condizioni nelle quali è costretto.

Eppure quel povero vecchio un giorno fu potente, ricchissimo, riverito e ringraziato a suon di milioni da un potere che ha in mano la salute di tutti noi, le industrie farmaceutiche. Perché quell’uomo è (era) Duilio Poggiolini. Professore universitario, medaglia d’oro al merito della Sanità pubblica, Grande ufficiale della Repubblica e incontrastato direttore generale dei servizi farmaceutici al ministero della Sanità. Anni Ottanta. Poggiolini decide quali medicine immettere sul mercato e a che prezzo, multinazionali e industrie italiane del farmaco sono ai suoi piedi. Il suo ministro si chiama Francesco De Lorenzo, detto, e non a caso, Sua Sanità. Fioccano mazzette e riconoscimenti, privilegi e ori. Tanti che in casa Poggiolini non sapevano dove mettere quella ricchezza piovuta dal cielo. Quando scoppia Tangentopoli, nella bella villa all’Eur di Duilio e moglie trovano i puff del salotto foderati di banconote, gioielli, lingotti d’oro, preziose monete antiche, compresi rubli del periodo zarista, e documenti su conti correnti di accoglienti banche svizzere dove sono depositati decine di miliardi di vecchie lire. I finanzieri impiegano dodici ore per catalogare tutto.

Un fiume di danari che arriva fino a noi, a due anni fa, quando in un caveau della Banca d’Italia vennero rinvenuti 26 milioni di euro appartenenti alla famiglia Poggiolini. Eppure, raccontò all’epoca chi conosceva bene il direttore generale, l’uomo viveva amava ostentare, se non la povertà, l’austerità. Tangentopoli e i processi che seguiranno travolgeranno il sistema Poggiolini. Processi, condanne, sequestri, venti episodi di corruzione confermati fino in Cassazione, le onorificenze cancellate con disonore.

Le foto di oggi parlano da sole, raccontano la caduta di un uomo, ma non di un sistema di potere. Quello non cade mai. Macina uomini e miliardi, ma ha la capacità di rinnovarsi sempre, di mutare pelle come un serpente. Sprofondano i Poggiolini e i de Lorenzo, ma Tangentopoli continua, perché la corruzione è l’essenza stessa dell’economia e della Repubblica. Per questo la foto di quell’uomo ridotto in una casa di riposo abusiva suscita pietà. Lui ha pagato. Quelli di oggi dettano le regole di una nuova Repubblica.

(Fonte: Enrico Fierro – Il Fatto Quotidiano del 12/10/2015)