Prefetture inutili, chiudiamole tutte

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“Il Ministro dell’Interno ha predisposto lo schema di decreto che prevede la soppressione con accorpamento di 23 Prefetture ed appena conosciuto sono già partiti i fuochi d’artificio. Sindacati dei lavoratori (di ogni orientamento), sindacati dei prefetti (potentissimi), sindaci delle città interessate e presidenti di provincia, governatori, parlamentari locali: tutti concordi per il “no”.

Ed ancora una volta sono sicuro che riusciranno nel loro intento.

Eppure, visto dal lato della spending review, un provvedimento di abolizione totale delle 103 Prefetture sarebbe un bel risparmio!

Sul costo delle prefetture si è molto discusso. Secondo qualcuno le Prefetture costano oltre mezzo miliardo all’anno, di cui quasi l’80% se ne va in costi di personale. Le retribuzioni variano dai 57 mila euro del vice prefetto aggiunto ai 151 mila del prefetto e, secondo un’inchiesta de il Fatto Quotidiano, sono cresciute del 57% negli ultimi dieci anni, contro un aumento del 30% registrato dagli stipendi degli altri dipendenti pubblici.

Mediamente, le Prefetture costerebbero 10 euro a cittadino, ma un monitoraggio eseguito qualche tempo fa dal ministero della Funzione pubblica ha rilevato non poche anomalie: a Milano solo 3,89 euro per abitante, a Torino 4,82, a Bergamo 5,38, a Roma 6,27. Ma a L’Aquila diventano 22,27 per abitante, a Campobasso 25,08 e ad Isernia addirittura 42,34 euro.

La Commissione tecnica della finanza pubblica, istituita dalla Finanziaria 2007 e soppressa dal governo Berlusconi, nelle conclusioni de “La revisione della spesa pubblica-Rapporto 2008” scrive che “l’incidenza del costo delle Prefetture sulla spesa complessiva del Ministero dell’Interno, al netto dei trasferimenti agli enti locali è del 13% (mentre è il 15% per la rete dei VV.FF. e 68% per la rete di Pubblica Sicurezza). Secondo la Commissione la spesa complessiva per i tre comparti (Prefetture, Pubblica Sicurezza e Vigili del Fuoco) è di circa 12 miliardi di euro.

Se così è le Prefetture costano 1,7 miliardi di euro. Il personale di Carriera prefettizia era di 1.561 unità mentre il personale dipendente impiegato nella rete delle Prefetture ammontava a 9.441 unità.

La spesa annuale complessiva del dicastero per i fitti di immobili ammontava a 47 mln di euro, ma nel corso degli anni si erano accumulati debiti nel pagamento dei canoni – dettati da “insufficienza di risorse” – che alla fine del 2006 ammontavano a 28 mln di euro (da ciò ne consegue che l’indicazione delle spese annuali per consumi intermedi non sono da considerarsi “valide”; il vulnus è nel fatto che pagamenti non effettuati non entrano nel comparto delle spese, ma il “non speso” si tramuta, in altra parte del bilancio, in debiti!).

D’altro lato le competenze delle prefetture sono talmente marginali (sfratti, immigrazione, cittadinanza, tossicodipendenza, servizi elettorali) e non complesse che potrebbero essere assegnati al sindaco del capoluogo.

Basti poi ricordare quello che, a proposito dei prefetti, scriveva Luigi Einaudi.

Democrazia e prefetto repugnano profondamente l’una all’altro. Né in Italia, né in Francia, né in Spagna, né in Prussia si ebbe mai e non si avrà mai democrazia, finché esisterà il tipo di governo accentrato, del quale è simbolo il prefetto. Coloro i quali parlano di democrazia e di costituente e di volontà popolare e di autodecisione e non si accorgono del prefetto, non sanno quel che si dicono. Perciò il delenda Carthago della democrazia liberale è: Via il prefetto! Via con tutti i suoi uffici e le sue dipendenze e le sue ramificazioni! Il prefetto napoleonico se ne deve andare, con le radici, il tronco, i rami e le fronde……Così pure si usa governare in Inghilterra, con altre formule di parrocchie, borghi, città, contee, regni e principati; così si fa negli Stati Uniti, nelle federazioni canadese, sudafricana, australiana e nella Nuova Zelanda. Nei paesi dove la democrazia non è una vana parola, la gente sbriga da sé le proprie faccende locali (che negli Stati Uniti si dicono anche statali), senza attendere il la od il permesso dal governo centrale.”

Così Luigi Einaudi scriveva in un supplemento alla Gazzetta ticinese, “L’Italia e il secondo risorgimento”, sotto lo pseudonimo di Junius. Era il 17 luglio 1944, giusto 70 anni fa.

Ma i prefetti, rafforzati dal regime fascista come strumento di penetrante controllo centrale sul territorio, erano già una casta potente. Tanto potente da impedire da impedire non solo che andasse in discussione la loro soppressione, ma persino il loro accorpamento.

Eppure proposte in tal senso ne sono state fatte anche nella scorsa legislatura  anche da me personalmente: eppure la casta sindacal-politica le ha sempre bloccate!”.  Antonio Borghesi