L’uomo più cattivo d’America che specula sull’Aids

Martin-Shkreli-Daraprim

Un terremoto ha investito negli Usa la società Turing Pharmaceuticals, start-up biotech fondata da Martin Shkreli, colpevole di aver aumentato in 24 ore di ben il 5.000%, da 13,5 dollari pari a 12 euro a ben 750 dollari, ossia 674 euro a compressa, il costo di una singola pillola di un farmaco che combatte la parassitosi (uno dei tanti possibili sintomi collaterali dell’Aids).

Da parte sua, Shkreli che solo il mese scorso aveva acquisito i diritti di un vecchio farmaco (scoperto 62 anni fa) il Daraprim, dalla Impax per 55 milioni di dollari, pari a poco meno di 50 milioni di euro, si è difeso dicendo: “Avevamo bisogno di trarre un profitto dalla vendita delle pillole”.

“Cosa stanno facendo di talmente diverso da causare un simile aumento?”, si chiede sul New York Times la dottoressa Judith Aberg del reparto di malattie infettive della Icahn School of Medicine dell’ospedale Mount Sinai, spiegando inoltre che il prezzo spropositato “finirà col costringere gli ospedali ad adottare delle terapie alternative, che potrebbero però non avere la stessa efficacia”.

“Non capisco tutte queste critiche, non speculiamo sulla malattia, cerchiamo di fare business. E i proventi serviranno per finanziare la ricerca contro l’Aids”, ha affermato l’imprenditore. Shkreli ha anche risposto alle accuse di chi non riesce a giustificare un tale aumento del prezzo, visto che la produzione di ogni pillola costerebbe poco più di un dollaro ciascuna. “È vero”,  ha ammesso alle telecamere di Bloomberg “ma vanno aggiunti i costi ricerca e distribuzione. Il nostro prezzo ora è più in linea con quello di altri medicinali che curano malattie rare. Questo è uno dei prodotti farmaceutici più piccoli al mondo. Non hanno senso tutte queste accuse”.

La sua mossa era riuscita a mettergli contro anche la potente lobby che rappresenta i colossi famaceutici del calibro di Merck & Co, Pfizer e Novartis negli Usa, la PhRMA.

Ma lo scandalo Daraprim non è un caso isolato. Negli ultimi giorni, infatti, si è registrato il vertiginoso aumento del prezzo della Cycloserina, farmaco in produzione dal 1955 e usato per la cura della tubercolosi, che dopo l’acquisizione da parte della Rodelis Therapeutics è schizzato a 10.800 dollari (9.655 euro) per 30 capsule contro i precedenti 500 (poco meno di 450 euro). Ma l’aumento è stato solo momentaneo, perché l’azienda, complice anche l’avversa reazione dell’opinione pubblica, prima fra tutti Hillary Clinton, ha preferito restituire i diritti del medicinale al precedente proprietario, un’organizzazione no-profit affiliata con la Purdue University, che ha ora stabilito di vendere la Cycloserina a 1.050 dollari (938 euro) per una confezione da 30 capsule.


Commenti

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