I finanziamenti segreti dei partiti politici

donazioni-private-partiti

Nei bilanci 2014 dei principali partiti politici italiani ci sono 21,3 milioni di donazioni private. Un terzo di queste, circa 7 milioni di euro, sono segrete: si sa che sono finite nelle casse di questo o quel partito, ma non chi ha versato quei fondi.

È la prima volta che è accaduto nella storia della Repubblica italiana: fino all’ anno prima sarebbe stato impossibile. E non potrebbe accadere oggi in nessun altro Paese europeo. In nessuna democrazia occidentale.

Accade solo da quando Matteo Renzi è presidente del Consiglio, e proprio per quello che è uno dei suoi fiori all’occhiello: la legge che pomposamente si chiama “Abolizione del finanziamento pubblico diretto, disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti e disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore”.

È andata in Gazzetta ufficiale il 13 marzo 2014, quando Renzi era arrivato a palazzo Chigi da poche settimane, e il premier se l’è subito intestata. Raramente la povera raccolta ufficiale delle leggi italiane ha pubblicato un provvedimento che nel titolo contenesse tante bugie come in quel caso. Il finanziamento pubblico non è stato abolito, ma solo modificato: si preleva dalle tasse già pagate dai cittadini su loro indicazione, e al momento arrivano ancora quote di rimborsi elettorali (fino all’anno prossimo compreso): sono tutti soldi pubblici.

Quanto alla trasparenza, grazie a quella legge è stata ridotta sensibilmente, con un piccolo trucco che all’epoca era sfuggito sia al Movimento 5 stelle (sola opposizione che votò contro il testo), sia alla stampa più agguerrita. A differenza di quel che era sempre avvenuto, un piccolo comma consentiva ai donatori privati di non rivelare la propria identità di finanziatore di questo o quel partito nascondendosi dietro la legge sulla privacy.

Una pacchia: potevi prendere soldi dai Casamonica, da Totò Riina o dai personaggi più imbarazzanti di Italia e nessuno mai sarebbe venuto a saperlo. Allo stesso modo si sono spalancate le porte per potere godere di finanziamenti da fan limpidi come l’acqua, ma imbarazzanti per la forza politica: questo o quell’industriale, questo o quel personaggio che vive di contributi pubblici e che con quella donazione pensa di sciogliere in cuore di chi poi deve prendere le decisioni che attende.

Non è un caso se la maggiore parte dei finanziamenti segreti sono finiti a chi è oggi al governo, e ha il potere di prendere le decisioni che contano.

Il maggiore beneficiario dei contributi segreti è infatti proprio il Pd di Renzi: 3,3 milioni finiti in cassa senza sapere chi li avesse erogati. Il secondo posto spetta al Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, ma qui un piccolo dubbio c’ è: i contributi privati ammontano a 1,3 milioni di euro, e nei rendiconti del partito al suo primo bilancio pubblico non risulta l’ identità di nemmeno un finanziatore. Visti i pasticci amministrativi che ha combinato Ncd al suo esordio, è anche possibile che si siano dimenticati di inserire quella lista, così come si sono dimenticati di fare domanda al Tesoro di ripartizione del 2 per mille Irpef, restando a bocca asciutta. In ogni caso l’identità dei loro finanziatori privati non è stata resa pubblica.

Terzo posto della segretezza alla Lega Nord di Matteo Salvini, che non rivela l’identità di un terzo dei suoi finanziatori privati: resta segreta la provenienza di 1,13 milioni di euro. Alle sue spalle Forza Italia (846.252 euro di contributi segreti), e poi tutti gli altri. Manca all’ appello il Movimento 5 stelle, che non presenta un bilancio nazionale non avendone l’ obbligo perchè non prende contributi pubblici. Se ne riceve da privati, comunque non vengono divulgati.

Essendo il primo anno di applicazione della legge, le somme segrete si sono fermate a 7 milioni di euro, ma l’andazzo è quello di incassare e non rivelare. È calata una coltre di silenzio sull’identità di tutti i partecipanti alle cene di autofinanziamento di partito: c’ è voluta la magistratura con le sue intercettazioni telefoniche per sapere che Salvatore Buzzi e compagnia bella avevano pagato dieci posti a tavola alla serata Pd a Roma cui aveva partecipato lo stesso Renzi.

Grazie a quel codicillo subito utilizzato i partiti politici italiani si stanno trasformando in società segrete. Più l’anonimato calerà sui loro finanziatori, più si trasformeranno in cellule di una sorta di massoneria deviata: consessi opachi, che gestiscono interessi inconfessabili. Non sarebbe mai stato possibile nemmeno nella vituperata prima Repubblica.

All’epoca si violava allegramente la legge sulla trasparenza dei bilanci dei partiti, prendendo tangenti e mettendo da parte fondi neri. Ma la legge lo vietava, e imponeva la dichiarazione di tutti i finanziatori al di sopra di una somma minima. Non era possibile invocare la privacy, e infatti gran parte delle operazioni segrete sono poi venute a galla perchè la magistratura le ha fatte emergere, punendo i responsabili: donatori e percettori.

Non è possibile in nessun Paese di Europa. In Francia c’ è l’ obbligo di pubblicare tutti i finanziatori sopra i 3 mila euro, e il divieto assoluto (dal 1995) di ricevere contributi da persone giuridiche. Chi viola la trasparenza rischia oltre alle multe anche un anno di carcere. In Germania stessa rigidità sulla trasparenza: fino a mille euro si possono dare ai partiti contanti. Sopra i contributi debbono essere pubblicati senza eccezioni nei resoconti dei partiti, mettendo anche l’indirizzo del donatore. Sopra i 50 mila euro bisogna comunicare la donazione entro 24 ore al presidente del Bundestag che lo pubblica subito come atto parlamentare. In Gran Bretagna l’obbligo di trasparenza su tutti i contributi scatta sopra le 1.500 sterline, e sopra le 25 mila sterline vale non solo i partiti, ma anche tutti i soggetti finanziatori che non presentano un bilancio certificato: anche loro debbono rendicontare eventuali contributi ricevuti da chicchessia, per non fare da testa di ponte per finanziamenti di terzi alla politica. In Spagna è obbligatorio identificare chiunque doni a un partito più di 300 euro.

È urgente quindi cambiare la legge Letta-Renzi che ha reso così opaco il finanziamento della politica: nessuno può finanziare un partito se non accetta la pubblicazione della sua identità. Se ci tiene alla privacy, basta tenersi in tasca i soldi. È una modifica urgente per la qualità della democrazia italiana, ma i politici non sembrano rendersene conto: si muovono meglio in una situazione opaca. Tanto è che in tre ore la Camera è già riuscita a cambiare la legge che non aveva un anno, per togliere ancora un po’ di trasparenza: nessun controllo sui bilanci 2013 e 2014, in modo da incassare subito i rimborsi elettorali che ancora prendono ed erano congelati mancando il via libera.

(Fonte Franco Bechis – Libero quotidiano)