Stiglitz: “I Paesi europei non devono firmare il TTIP”


Sapete cosa è il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership)? È l’ennesimo attacco frontale che vede lobby economiche, Governi e poteri forti accanirsi su quello che rimane dei diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente e di cittadinanza dopo anni di crisi economica e finanziaria, in un più ampio tentativo di disarticolare le conquiste di anni di lotte sociali con le politiche di austerity e di redistribuzione del reddito verso l’alto.

La strategia statunitense è quella di blindare enormi zone commerciali per proteggere i suoi prodotti attraverso l’Accordo Transpacifico e soprattutto con il TTIP.

Moltissimi cittadini questo non lo sanno. Viene discusso a porte chiuse dai leader mondiali. Ma qualche giorno fa Matteo Renzi ha benedetto il TTIP e ha detto che va firmato entro il 2015.

Lo scorso 24 settembre, il Premio Nobel per l’economia, Joseph Stiglitz, ospite del Parlamento Italiano, ha spiegato di cosa si tratta e ha raccontato vicende inquietanti sul TTIP e sulle multinazionali che non vedono l’ora di mettere le mani sulle nostre economie, sui beni pubblici e sulle nostre leggi.

Per Stiglitz i negoziati non hanno l’obiettivo di dar vita a un libero commercio. Si mira piuttosto a un “regime commerciale amministrato, nel senso di funzionale ai particolari interessi che da tempo dominano la politica commerciale occidentale”. I delegati della US Trade Representative rappresentano “gli interessi delle grandi corporations” e quindi si batteranno quasi sicuramente per standard regolamentari del più basso livello possibile.

Ancora una volta, tolgono a noi cittadini ogni possibilità di contare.

Penso che l’accordo di scambio che gli Stati Uniti stanno chiedendo all’Europa sia un pessimo accordo, e fareste bene a non firmarlo. Non si tratta di un accordo di libero scambio, lasciate che vi spieghi.

Vi racconto un aneddoto. Un paese dell’America Latina mi ha consultato prima di firmare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti. Gli ho detto che ci sono un paio di problemi. Si puo’ firmare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, ma un onesto accordo di libero scambio consisterebbe in tre pagine:

– noi eliminiamo le nostre tariffe doganali e voi le vostre,

– noi eliminiamo le nostre barriere non tariffarie e voi le vostre,

– noi eliminiamo i nostri sussidi (sussidi all’agricoltura e cose simili, ndt) e voi i vostri.

Gli Stati Uniti non sono interessati a un accordo di libero scambio, voglio che sia ben chiaro, gli Stati Uniti vogliono un patto di gestione del commercio, gestione per gli interessi particolari degli Stati Uniti, e nemmeno nell’interesse dei cittadini americani, questo voglio che sia ben chiaro.

Questa è una delle ragioni per cui il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d’America (USTR) si è rifiutato di rivelare le trattative in corso anche ai membri del Congresso. Vogliono che i nostri rappresentanti siano all’oscuro di che cosa stiamo negoziando, figuriamoci i normali cittadini!

La questione è molto semplice, le tariffe sono già molto basse quindi questo accordo di libero scambio non serve ad abbassarle. Cosa riguarda quindi? Riguarda cose come le norme ambientali, quelle sulla sicurezza, le norme del mondo del lavoro. In questo accordo di gestione che continuano a chiamare accordo di libero scambio, anche se, lo ripeto, non è un accordo di libero scambio, in questo accordo di gestione c’è un provvedimento chiamato “accordo per gli investimenti” che dovrebbe servire a difendere i diritti degli investitori.

Quanti di voi pensano che non ci siano già leggi europee con questa funzione, e che quindi voi abbiate bisogno di ulteriori protezioni per investitori stranieri in Europa, protezioni che non date ai vostri cittadini?

Ovviamente, se la vostra regolamentazione del diritto di proprietà avesse qualcosa che non funziona voi dovreste cambiarla, ma nell’interesse dei vostri cittadini, non per gli investitori americani, ma è su questo che loro insistono!

In realtà non riguarda la protezione degli investitori nel modo in cui ho descritto, è invece un modo per assicurarsi che lorro possano scavalcare le norme ambientali, norme sanitarie e cose del genere. Vi faccio un esempio, non è uno scherzo, sta accadendo veramente.

Philip Morris ha fatto causa all’Uruguay, perché quel paese vuole proteggere i propri cittadini dalle sigarette tossiche. Ha introdotto limitazioni alle pubblicità, il divieto di vendere ai minori.. ma la Philip Morris ha risposto che quella era una restrizione del loro commercio, che hanno il diritto di vendere prodotti che uccidono la gente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lodato l’Uruguay per questo.

Con l’accordo che firmerete, o meglio, che gli Stati Uniti vogliono che voi firmiate, rinuncerete al diritto di proteggere i vostri cittadini.