Sì, se puede

Pablo-Iglesias-Podemos

Le dichiarazioni del 36enne Pablo Iglesias, leader del partito di sinistra spagnolo Podemos, in un’intervista a Repubblica, rilasciate il giorno dopo il grande successo alle elezioni amministrative e regionali.

“Io credo che quella di domenica sia stata una giornata storica e che appena un anno fa nessuno se lo poteva immaginare. Questa primavera è cominciato il cambiamento, e ciò ci dà un grande impulso in vista delle elezioni generali, dove ci troveremo in una posizione tale da poter aspirare alla vittoria. Perciò ci possiamo dire molto soddisfatti. Quel che è successo in Spagna è un fatto storico: si conferma che nei grandi momenti di trasformazione, le grandi città sono l’epicentro del cambiamento. Come si ricorderà, nell’assemblea di Vistalegre (atto costitutivo del partito, nell’ottobre scorso, ndr) dicemmo chiaramente che alle comunali avremmo puntato sulle candidature di “unità popolare”, e nessuno lo capì. Si disse che fosse una decisione che non aveva alcun senso. Oggi si rivela che quella decisione strategica, inedita nel nostro paese – che una forza politica ben situata nei sondaggi, decida di puntare su un altro tipo di formula per intervenire nelle elezioni municipali – si è dimostrato che fu una scelta azzeccata. Credo che questa avanzata, che si produce tanto nelle grandi città come in alcune comunità autonome, non ha precedenti: il fatto che una forza politica nata da appena un anno si trasformi in una forza determinante in una parte delle regioni, tra l’altro con risultati molto vicini a quelli dei vecchi partiti, è un dato importante. E’ un qualcosa che non era mai accaduto in questo paese. Insisto, alle elezioni generali la partita è aperta. Anche se è vero che abbiamo ottenuto risultati migliori nelle grandi città, che sono all’avanguardia nel processo di cambiamento.

Noi abbiamo già dimostrato che stiamo nelle istituzioni per fare cose concrete. La prima cosa che faranno i nostri deputati sarà ridursi lo stipendio. E, a partire da questo, scommettere su politiche sociali e di difesa dei cittadini, fondamentali per avviare qualsiasi dialogo. Speriamo che tutti capiscano qual è il messaggio che hanno dato i cittadini, e si rendano conto che per intendersi con noi non si possono applicare le politiche di austerità che sono state realizzate fino ad ora. Le istituzioni servono per difendere la gente. Partendo da questi presupposti, siamo aperti a dialogare con chiunque.

Il problema è che il cambiamento si deve concretizzare programmaticamente. Siamo nella fase in cui le parole smettono di essere slogan che appaiono sui manifesti elettorali e si trasformano in politiche sociali. Una parola non basta per intendersi con noi. Cambiamento vuol dire tolleranza zero sulla corruzione, scommessa sulla difesa dei diritti sociali e limitare la politica di tagli. E’ arrivato il tempo del cambiamento. La gente non ha votato per fare dei patti ma per cambiare. Noi siamo coscienti del fatto che dobbiamo intenderci. Però l’abbiamo già detto durante la campagna elettorale e lo ripetiamo: quelli che hanno applicato politiche fallimentari in questo paese, dovranno fare un’inversione di rotta di 180 gradi per potersi intendere con noi. Mi pare che sia questo il messaggio che viene dai cittadini”.

“I partiti del potere hanno ottenuto uno dei peggiori risultati della loro storia. A gennaio, in Puerta del Sol annunciammo che questo sarebbe stato l’anno del cambiamento. Oggi possiamo dire che i cittadini hanno messo fine al bipartitismo in Spagna. Gente normale che fa politica, sensibile, che vive come la gente e che metterà la faccia per la gente. Voi siete il giocatore numero 12 che ci ha portato fino a qui, siete il tesoro che nessuno ha. Da questa crisi abbiamo imparato che se la democrazia non si impone sull’economia si apre la porta al totalitarismo di mercato e alla corruzione: il nostro popolo ha dato un esempio difendendo i diritti sociali e i servizi pubblici”. Dal discorso di Pablo Iglesias in piazza Reina Sofía a Madrid, dopo il successo di Podemos alle amministrative della Spagna.